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AMARCORD IN BIANCOBLU: TRAPANI-CAVESE

E’ risultato fino ad ora praticamente impossibile per la Cavese tornare a casa da Trapani con un risultato più che utile in campionato. Gli aquilotti nella città trapanese a nord-ovest dell’isola siciliana hanno sempre trovato un clima da trasferta quasi sempre impossibile. Peraltro in quelle rare occasioni in cui la Cavese ha segnato un gol al Provinciale di Trapani è rimasta battuta ugualmente in rimonta proprio nell’ultimo precedente di campionato disputato. Rappresentò però quella partita, ad ogni modo, una svolta clamorosa nella stagione per la formazione metelliana. Infatti, fu dopo la sconfitta di Trapani alla quarta giornata del Campionato di Serie D del 2002/2003 che per l’ultima volta si sedette in panchina l’allenatore Raffaele Di Fusco, ex-dodicesimo del Napoli Scudettato, che venne rilevato da Mario Somma, che a sua volta scrisse una delle pagine più belle della storia metelliana.Quel giorno agli ordini di Carcione di Cassino, Di Fusco presentò la squadra in buone condizioni con: Ambrosi; Panini, Gabrieli, Ianni, Curcio; Chiariello, Corradino, Mangiapane, D’Aniello; Di Vito e Micciola. Soltanto nella ripresa al 62’ il brasiliano Dos Santos rilevò Corradino, mentre al 51’ entrarono sul terreno di gioco anche Tony D’Amico e Rosario Cerminara. La Cavese andò in vantaggio al 29’ con una ficcante incursione di Di Vito, ex del Chieti. Ma il sorpasso durò effettivamente poco, in quanto il centravanti avversario Amodeo impattò al 40’ e quindi raddoppiò al 51’, chiudendo definitivamente la pratica per quella giornata. Al rientro a Cava de’ Tirreni Di Fusco fu esonerato dopo un inizio di campionato troppo balbettante. Mario Somma invece condusse la squadra alla vittoria del campionato.
Disastrosi o quasi gli altri precedenti a Trapani per la Cavese: sconfitta per 3-0 nel ’52, sconfitta per 2-0 per rinuncia nel ’55, pareggio a reti inviolate nel 1978, 0-0 anche nel 1987, 1988 e 1989, poi clamorosa sconfitta nel 1990 per 1-0 con i siciliani che erano ultimissimi in classifica, quindi scoppola per 4-0 nel 1998, ancora sconfitta di misura nel 1999 e pareggio per 1-1 nel 2000 (gol del vantaggio di Roberto Ria, l’unico insieme a Di Vito ad aver segnato in bianco blu un gol al Provinciale). A Giacomo Modica e compagni l’arduo compito di invertire finalmente questa tendenza fin troppo sfavorevole. Nell’estate del 1978, ad ogni modo, arrivò proprio dal Trapani uno dei maggiori acquisti nella storia della Cavese: il centravanti Lele Messina, autore in bianco blu di ben 16 reti in campionato e giocatore esperto in rovesciate volanti.

Vincenzo Paliotto

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TRAPANI-CAVESE: 23 AQUILOTTI CONVOCATI

Ultimo allenamento a Cava per gli aquilotti, partenza per la Sicilia subito dopo pranzo. Filippini ha svolto lavoro differenziato e si unirà ai compagni la prossima settimana.

Squalificato Palomeque, ok Migliorini: prima convocazione per il portiere della Berretti Trapani.

Portieri: 22 De Brasi, 39 Trapani

Difensori: 3 Silvestri, 5 Manetta, 13 Bacchetti, 23 Bruno, 28 Nunziante, 29 Lia, 35 Ferrara M

Centrocampisti: 4 Migliorini, 8 Favasuli, 11 Fella, 14 Tumbarello, 16 Buda, 17 Logoluso, 31 Pugliese, 34 Castagna

Attaccanti: 7 Rosafio, 10 De Rosa, 18 Flores Heatley, 24 Agate, 36 Magrassi, 38 Sainz-Maza

Indisponibili: Mincione, Filippini, Bisogno

Squalificati: Palomeque, La Ferrara

Non convocati: Dibari, Licata, Vono, Sciamanna e Bettini

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

 

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DOPPIA SEDUTA OGGI AL DESIDERIO. REPORT MEDICO BISOGNO

La squadra oggi ha svolto una doppia seduta al Desiderio di Pregiato: si prepara il match di domenica ore 14:30 con il Trapani.

Differenziato per Filippini e Mincione: aggregati alla prima squadra i portieri delle giovanili Trapani (2001) e Nunziata (2002). Favasuli, invece, ha svolto allenamento in mattinata e palestra nel pomeriggio. Assente Bruno per influenza.

Esami strumentali per Luca Bisogno che hanno evidenziato un trauma distorsivo al ginocchio sinistro, con modesto edema intrarticolare e nessun interessamento all’apparato legamentoso e dei menischi. Ha già iniziato una terapia medica, ginnica con lavoro in piscina, decisa dal medico sociale Trofa che ha ritenuto opportuno programmare, per domani, ulteriore visita dal professore Maresca che ha operato il ragazzo nei mesi scorsi.

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

 

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100X100 CAVESE di Fabrizio Prisco: VALERIO FRANCHINI, IL BOMBER FERMATO DAL DESTINO

Quando ero un ragazzino, tutte le volte che sfogliavo il libro “Aquilotti sempre” di Raffaele Senatore, mi soffermavo per qualche istante sulla foto di un calciatore con la tuta dell’Italia. Pensare che un giocatore della Cavese fosse stato convocato in Nazionale, anche se si trattava della rappresentativa Dilettanti, mi riempiva d’orgoglio. Valerio Franchini, attaccante degli aquilotti tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, è stato uno dei primi idoli del Comunale ed è stato uno dei miti della mia adolescenza. Non l’ho mai visto all’opera, ma tutti mi hanno sempre detto che era fortissimo e che avrebbe potuto fare ben altra carriera senza quel grave infortunio che lo costrinse al ritiro nel 1973, quando era di proprietà dell’Ascoli. Non aveva neanche 24 anni. Sono molto legato a Valerio, anche perché era un collega di banca di mio padre. È stato lui a portarmi per la prima volta al Simonetta Lamberti, in tribuna, a vedere la Cavese. Avevo dieci anni, ma lo ricordo come se fosse ieri: Cavese-Sorrento 2-0. Era il 24 aprile 1988, ed era la 29° giornata del campionato di serie C/2, girone D. Segnarono Massimo Assante, il nostro portiere, su rigore al 54’ (e questo fatto mi entusiasmò tantissimo), e Luciano Carafa a due minuti dal termine. Fu un successo decisivo per la salvezza. Tra me e la maglia biancoblù, inutile dirlo, fu amore a prima vista, anche grazie a Valerio. Questa è la sua storia. La storia di un bomber fortissimo che faceva vibrare i cuori e le reti e che solo al destino non è riuscito a segnare il gol più importante.
‹‹Se ho rimpianti? Beh, ormai è passato tanto tempo – racconta Valerio Franchini – ma è inutile dirti che non posso dimenticare cosa accadde il 22 novembre del 1972. Quel giorno maledetto a Termoli pioveva tantissimo. Io giocavo nel Teramo, ero in prestito dall’Ascoli. Il campo era ridotto a un pantano, sono rimasto impiantato e un avversario è entrato secco sulla gamba. La diagnosi è stata impietosa: tibia e perone. All’epoca, purtroppo, era un infortunio che poteva essere fatale. Sono stato fermo quasi un anno: ho portato il gesso per sei o sette mesi, prima quello rigido, poi il gambaletto. Ho cominciato la riabilitazione, l’Ascoli mi ha seguito e mi è stato molto vicino. Ho provato a giocare di nuovo, ma non ero più lo stesso. Così ho deciso di smettere ed è cominciata la mia seconda vita.››
Fu un vero peccato, anche perché Valerio era esploso con la maglia della Cavese in Promozione, si era riconfermato in D, era stato convocato nella Nazionale Dilettanti ed era appetito da diversi club di categoria superiore. Fu acquistato dall’Ascoli, ma la sua avventura in bianconero, per colpa della malasorte, durò molto poco. A questo punto, però, è bene fare un passo indietro per ricostruire il film della sua vita.
‹‹Sono nato a Pavullo, un piccolo centro di ventimila anime in provincia di Modena, il 28 gennaio del 1949, ma quando avevo sette anni la mia famiglia si trasferì a Milano e sono cresciuto nel capoluogo lombardo. Abitavamo nella zona di Corso Buenos Aires. Come tutti i miei coetanei ho cominciato a giocare a pallone in oratorio. Io frequentavo quello di San Giuseppe. Mi sono messo in luce nei campionati provinciali e regionali con il CSI Gualtieri. Fui notato a Trieste durante le fasi nazionali da Bruno Somma, un esperto operatore di mercato che collaborava con il Milan e che mi portò a Salerno nell’estate del 1968. Feci il ritiro con la Salernitana a Giffoni, quindi a settembre passai alla Cavese.››
Il presidente del club aquilotto Michele Damiano si era affidato proprio a Bruno Somma per costruire una squadra in grado di vincere il campionato e approdare finalmente in serie D. Insieme a Franchini, Somma portò a Cava diversi elementi di prospettiva come Galluzzi, Ferrari, Caponnetto, Magris, che si aggiunsero ai più esperti Tascone, Noviello, Pologna, La Saponara. Alla fine venne su una formazione molto competitiva: la panchina venne affidata ad Aldo De Fazio, ex portiere della Salernitana, persona perbene, schietta e sincera. La partenza fu fragorosa. E a Cava i tifosi iniziarono subito a sognare.
‹‹L’ambiente di Cava mi colpì fin dal primo giorno. Insieme con tutti i fuori sede andai ad abitare in un alloggio vicino alla sede del club in Via Sorrentino. La città era molto accogliente, i tifosi calorosi e sempre pronti a sostenerci. Il presidente Damiano non ci faceva mancare niente. Partimmo subito bene. Alla prima giornata vincemmo a Battipaglia contro la Bertoni con un mio gol. La settimana dopo espugnammo per 5-0 il campo del Pomigliano. Io feci quattro gol. Quando tornammo in sede, non appena scesi dal pullman, i tifosi mi portarono in trionfo. Segnai un’altra doppietta la domenica successiva contro l’Agropoli. In tre partite ero andato a rete sette volte. A Cava, nonostante i ritardi per la costruzione del nuovo stadio che ci costringeva a giocare a Pregiato, l’entusiasmo era incontenibile.››
La Cavese sembrava una macchina perfetta e si piazzò prontamente in testa alla classifica, tallonata dal Portici. Purtroppo la prima sconfitta alla decima giornata contro la Pro Salerno, e la successiva debacle nello scontro diretto con lo stesso Portici che costò ai metelliani il primato, indusse De Fazio a dare le dimissioni. Al suo posto venne chiamato Moscardo. Ma i risultati non diedero ragione al nuovo tecnico e la distanza con i napoletani non fu più colmata. Nonostante i gol di Franchini che, nel frattempo, era finito già nelle mire dei club di categoria superiore.
‹‹Non credo che il problema fosse De Fazio. Noi eravamo una bella squadra, ma il Portici era semplicemente più forte. Moscardo fece quello che poteva. L’unica cosa che gli rimprovero è che non mi lasciò partire per andare a disputare il torneo di Viareggio con il Milan. Mi ero allenato per una decina di giorni con i rossoneri di Nereo Rocco insieme con i vari Rivera, Sormani, Prati, Trapattoni, Rosato, Schnellinger. Fu un’esperienza indimenticabile. Mi volevano con loro temporaneamente per il Viareggio, ma Moscardo mi fece tornare a Cava perché non volle rinunciare a me. Fu un altro treno perso che chissà dove mi avrebbe potuto portare.››
La rincorsa al Portici continuò vanamente per tutto il campionato. La Cavese chiuse, staccata, al secondo posto. Franchini si laureò capocannoniere del girone con 28 reti. Dall’inizio del 1969 gli aquilotti avevano cominciato finalmente a giocare al Comunale. Indovinate un po’ di chi furono i primi gol del nuovo stadio?
‹‹Nella prima partita al Comunale il 12 gennaio del 1969 facemmo 0-0 con il Gragnano. Ma fu lo stesso una festa. Eravamo passati da un terreno di gioco angusto come quello di Pregiato ad uno stadio vero. I tifosi erano felicissimi ed anche noi. C’è da dire però che nell’impianto nuovo si esaltavano pure gli avversari. All’epoca in Campania non ce n’erano tanti di campi così. A fine campionato la delusione dalla mancata promozione diretta venne compensata dalla notizia del ripescaggio per meriti sportivi. In D ci arrivammo ugualmente, anche se dalla porta di servizio. Io che avevo realizzato 28 gol ero indiscutibilmente il pezzo pregiato del mercato. Le richieste fioccavano. Ma i tifosi insorsero. Franchini non si tocca, dicevano, anche perché si tornava a giocare dopo tanti anni in D. Il presidente Damiano li accontentò. Sinceramente non ci rimasi male. A Cava mi trovavo bene.››
Le prestazioni sempre positive e i tanti gol realizzati da Franchini avevano acceso su di lui le luci della ribalta. Valerio era un centravanti di manovra, eclettico e bravo nel dribbling. Era caparbio, determinato nel conquistare e nel proteggere la palla, letale sia al centro che sulle fasce laterali dove andava via di prepotenza, superando gli avversari in progressione. In più vedeva la porta come pochi. Diciamo che per caratteristiche tecniche assomigliava molto a Pietruzzu Anastasi, la punta di diamante della Juventus. Già durante il campionato 68/69 arrivò la prima convocazione nella Nazionale Dilettanti da parte del selezionatore Romolo Alzani. Per Valerio, che di presenze in azzurro ne collezionò dodici, fu una soddisfazione immensa.
‹‹Quando indossi la maglia della Nazionale, anche se è la rappresentativa dilettanti, e difendi l’onore del tuo paese è sempre un qualcosa di speciale. Ho giocato contro la Germania a Bamberg e contro l’Inghilterra a Forte dei Marmi. Poi nel biennio 69/70 ho disputato il Torneo Uefa. Abbiamo superato la prima fase contro Malta, Grecia e Jugoslavia, ma abbiamo perso nel girone finale contro Olanda e Spagna. Tra gli olandesi mi colpirono i fratelli Van de Kerkhof, il portiere Jongbloed e Rensenbrink, si vedeva che era gente fuori dal comune. Ma anche gli spagnoli erano molto forti: infatti fummo sconfitti per 6-0 dalle Furie rosse. Io segnai due gol, entrambi contro Malta. A La Valletta nel novembre del ’69, e nella gara di ritorno che vincemmo 4-0 e che si giocò proprio a Cava l’8 marzo del 1970.››
Anche in D nella stagione 69/70 Valerio continuò a segnare con la maglia della Cavese. Al debutto, contro il Terzigno, al Comunale, la gara finì 1-1 e la prima rete degli aquilotti fu opera del centravanti di Pavullo. La squadra, allenata da Menotti Bugna, fu rinforzata da elementi di spessore come il roccioso difensore Varjen, l’ala Brivio, la mezzala Spolaore e l’attaccante Nicola Raccuglia, il futuro fondatore della Ennerre, la ditta di abbigliamento sportivo “cult” degli anni Ottanta. La salvezza arrivò non senza qualche patema di troppo. Franchini andò di nuovo in doppia cifra: stavolta nessuno sarebbe riuscito a trattenerlo. Si trattava solo di piazzarlo al miglior offerente.
‹‹Durante il campionato tante società mi cercarono. All’epoca non c’erano i procuratori, facevano tutto i club. Tramite l’avvocato Francesco Amabile feci un provino con la Lazio. Si parlava di una proposta di 120 milioni di lire, ma non si concretizzò. E alla fine la Lazio per la metà prese dall’Internapoli Wilson e Chinaglia. Mi trattarono anche il Livorno e il Pisa. Poi arrivò l’Ascoli, compagine emergente di serie C. Una volta trovato l’accordo con la Cavese, che ricevette in cambio un bel gruzzolo e il calciatore Tiburzi, andai nella sede del club bianconero per firmare il contratto direttamente con il presidente Costantino Rozzi. L’impatto fu tremendo: ero in sala d’aspetto e sentivo Rozzi urlare come un ossesso con tutti i calciatori per questioni d’ingaggio. Quando fu il mio turno, entrai e mi sedetti. Firmai in bianco, praticamente senza discutere. Lui rimase molto colpito dal mio gesto. Così mi disse di aspettare. Chiuse prima tutti gli altri contratti. E quindi mi diede qualcosa in più, in segno di riconoscenza.››
L’allenatore dell’Ascoli era Carletto Mazzone che aveva da poco smesso di giocare. Che tipo era?
‹‹Un tipo verace, sanguigno, che sapeva il fatto suo, anche se era all’inizio della sua lunga carriera di tecnico. Andava dritto al punto, senza giri di parole. Mi prese a cuore e mi schierò subito titolare. Il primo anno feci bene, poi arrivò la chiamata per il servizio militare e venni assegnato a Salerno. Fu così che tornai in prestito per un altro anno alla Cavese.››
All’epoca la leva durava diciotto mesi. Valerio giocò tutto il campionato 71/72 con la maglia biancoblù. La stagione fu abbastanza travagliata. L’allenatore Giacomo De Caprio, che aveva fatto le scarpe al vecchio mister Tony Pasinato, fu travolto dalle polemiche dopo un inizio disastroso, e alla fine solo con il ritorno di Pasinato le cose andarono meglio. Al termine del torneo Franchini tornò ad Ascoli, ma non era più titolare. D’accordo con Mazzone, visto che doveva terminare ancora il servizio militare, ed era stato assegnato alla compagnia atleti della Cecchignola a Roma, accettò il prestito al Teramo. Purtroppo non aveva fatto i conti con il destino che bussò tremendamente alla sua porta, il 22 novembre del 1972. Da allora la sua vita cambiò, irrimediabilmente.
‹‹Quando dopo l’infortunio e la riabilitazione mi accorsi che non ero più quello di prima, tornai a Milano dove trovai un buon posto in banca. Mi seguì anche la ragazza che avevo conosciuto a Cava e che divenne più tardi, nel 1975, mia moglie. Il rapporto con Cava continuò insomma, e non poteva essere altrimenti. Fino a quando nel 1983 mi arrivò una proposta dal Credito Commerciale Tirreno. Mi telefonò il direttore Diego Criscuolo: avevano bisogno di un referente per l’ufficio estero per la filiale di Solofra. Accettai e ci trasferimmo. Ho lavorato così a Solofra, a Sala Consilina, e a Salerno, e sono tornato a vivere a Cava. Inutile dirti che tutte le domeniche, quando la Cavese giocava in casa, e a volte anche fuori, andavo a vedere la partita. Ma questo lo sai bene. Nel 1999, con l’acquisizione del gruppo da parte della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, sono ritornato su. Ho lavorato per dieci anni a Maranello, a 20 km da Pavullo, dove ormai risiedo stabilmente, gioco a bocce e mi godo la pensione.››
Prima di congedarmi, Valerio ha in serbo un gustoso aneddoto, che non mi aveva mai raccontato prima.
‹‹Quando ero un ragazzino tifavo per il Bologna, poi dopo aver trascorso quei dieci giorni fantastici tra Milanello e l’Arena Civica agli ordini di Nereo Rocco, ho iniziato a simpatizzare per il Milan. Quando la Cavese è venuta a giocare a San Siro, il 7 novembre 1982, io mi sono adoperato sul posto per aiutare i dirigenti aquilotti a trovare la migliore sistemazione possibile e un campo di allenamento, dandogli tutto il supporto che potevo. Sono andato a prenderli a Linate, li ho portati in albergo a Milano 2. Il sabato sera prima della partita sono stato tutto il tempo a chiacchierare con Eugenio Violante e Rino Santin nella hall. Siamo andati a mangiare in un ristorante nei pressi di San Siro, e abbiamo incontrato il grande Gianni Brera. Diciamo che non è stato proprio carino con noi, era abbastanza sicuro che avremmo fatto una figuraccia. Io non ho detto nulla, ma in cuor mio speravo si sbagliasse. Avevo visto i ragazzi molto carichi, sicuri dei propri mezzi. Certo, il Milan era fortissimo ed era in forma smagliante. Neanche io potevo immaginare quello che sarebbe successo. Ho seguito la partita in tribuna e non dimenticherò mai le facce dei milanesi che erano seduti vicino a me. Alla fine è stato bellissimo perché ci hanno applaudito ed hanno riconosciuto l’impresa. In albergo ho fatto i complimenti a tutti, in particolare a Pavone e Di Michele che erano stati magnifici. Diciamo che la sera Gianni Brera è stato quasi costretto in tv a parlare di “Real” Cavese, doveva rimangiarsi quello che ci aveva detto al ristorante prima dell’incontro.››
Anche se sono passati tanti anni, dalla voce di Valerio traspare ancora l’emozione di quei momenti. È proprio vero che chi indossa la maglia della Cavese anche per un solo giorno, resta aquilotto sempre. Le sue ultime parole sono per gli amici di un tempo che non ci sono più.
‹‹A Cava, anche se ora manco da un po’ di anni, ho lasciato tanti amici. Dovrò scendere certamente per il matrimonio di mia figlia Monica, che vive a Torino, ma si sposerà giù. Colgo l’occasione per ricordare Beniamino Pisapia, che mi voleva un bene dell’anima, il professore Gino Avella, Rino Santin, il povero Spolaore, Peppe Peviani e il mio ex collega Gennaro Pellegrino. Li porto sempre nel cuore. Il calcio purtroppo è cambiato, quello che piaceva a me non esiste più. È diventato troppo meccanico, c’è poco spazio all’iniziativa individuale, si punta troppo sulla parte atletica e sulla tattica. Noi siamo cresciuti negli oratori, ma giocavamo ovunque: nei viali, nei giardini, a scuola. Oggi non si incontrano più nei cortili bambini che inseguono un pallone. Forse è per questo che in paesi come il Brasile o nel resto del Sudamerica, dove si vive tanto per strada, crescono ancora i talenti. Mi auguro che il calcio in Italia possa ritrovare l’energia e l’entusiasmo di una volta e spero che la Cavese possa tornare un giorno in serie B. Sarebbe stupendo.››

Fabrizio Prisco

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TRASFERTA A TRAPANI: SETTORE OSPITI CON FIDELITY CARD

L’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive ha deciso che per il settore ospiti dedicato ai tifosi aquilotti, sarà aperto ai soli possessori della Fidelity Card della Cavese residenti nella provincia di Salerno.

Il costo del tagliando è di 10 euro comprensivo di diritto di prevendita e potrà essere acquistato presso la Cartoleria Tirrena corso Mazzini 87.

Il termine ultimo per l’acquisto è sabato alle ore 19.

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

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OGGI SI RIPRENDE AL LAMBERTI PER IL TRAPANI

Torna ad allenarsi la Cavese oggi pomeriggio al Simonetta Lamberti alle 15 in vista della gara di domenica al Provinciale di Trapani ore 14:30.

Domani doppia seduta al Desiderio di Pregiato (9:30-14:30), giovedì amichevole ore 14:30 con squadra settore giovanile, venerdì mattina allenamento e partenza per la Sicilia.

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

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CONVOCAZIONE IN RAPP. U17 PER DI GILIO

Convocazione per un altro giovane calciatore della Cantera Biancoblu in Rappresentativa Under 17. Gerardo Di Gilio che va ad aggiungersi a Colantuono.

Entrambi, dovranno ritrovarsi il 20 e il 21 Febbraio, presso il Centro Sportivo Acquaviva (RSM): il programma prevede anche un’amichevole contro i pari età di San Marino.

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

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FINISCE 1-1 AL LAMBERTI DOPO IL VANTAGGIO DI FELLA

CAVESE: Bisogno (11’ De Brasi), Palomeque, Manetta, Bacchetti, Ferrara (13’st Bruno); Lia, Favasuli, Tumbarello; Rosafio (34’st Sainz-Maza), Magrassi, Fella (34’st Heatley). In panchina: Silvestri, Nunziante, Buda, Logoluso, Pugliese, Castagna, De Rosa e Agate. Allenatore: Giacomo Modica

VITERBESE CASTRENSE: Valentini, Atanasov, Rinaldi (36’st Molinaro), Coda (3’st De Giorgi); Zerbin, Damiani, Cenciarelli (1’st Tsonev), Mignanelli; Pacilli (1’st Luppi); Polidori, Bismark (1’st Vandeputte). In panchina: Thiam, Bertolini, Milillo, Coppola, Artioli, Sparandeo e Palermo. Allenatore: Nicola Antonio Calabro.

Arbitro: Donda di Cormons.

RETI: 18′ Fella (C), 38’st Luppi (Vt).

Spettatori circa 1900 con rappresentanza di oltre un’ottantina di tifosi di Viterbo.

Ammoniti Palomeque, Lia (C) e Mignanelli (Vt). Corner 9-2 per la Viterbese.

Recupero: 1’pt, 5’st. Al 47′ pt Pacilli (Vt) ha sbagliato un calcio di rigore (traversa).