post

ORARI DELLE PARTITE DELLA CAVESE DA DICEMBRE A FEBBRAIO: IN CAMPO DI DOMENICA

La Lega Pro ha comunicato date ed orari delle partite del girone C degli aquilotti da dicembre a febbraio: in campo di domenica con orario d’inizio 16.30 o 20.30.

  • Catanzaro-Cavese domenica 2 dicembre ore 16:30
  • Cavese-Potenza domenica 9 dicembre ore 16:30
  • Reggina-Cavese mercoledì 12 dicembre ore 20:30 (turno infrasettimanale)
  • Cavese-Monopoli domenica 16 dicembre ore 16:30
  • Catania-Cavese domenica 23 dicembre ore 16:30
  • Cavese-Bisceglie mercoledì 26 dicembre ore 20:30 (turno infrasettimanale)
  • Cavese-Casertana domenica 30 dicembre ore 20:30
  • Virtus Francavilla-Cavese domenica 20 gennaio ore 16:30
  • Turno di riposo mercoledì 23 gennaio
  • Cavese-Rieti domenica 26 gennaio ore 20:30
  • Sicula Leonzio-Cavese domenica 3 febbraio ore 16:30
  • Cavese-Vibonese domenica 10 febbraio ore 16:30
  • Matera-Cavese mercoledì 13 febbraio ore 16:30 (turno infrasettimanale
  • Cavese-Viterbese Castrense domenica 17 febbraio ore 20:30
  • Trapani-Cavese domenica 24 febbraio ore 16:30

ANTICIPO/POSTICIPO
Le gare potranno essere soggette a variazione (anticipo/posticipo) su disposizione della Lega Pro per esigenze televisive. Gli stessi saranno comunicati in successione di tempo.

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

 

 

post

POMERIGGIO DI LAVORO OGGI AL LAMBERTI

Pomeriggio di lavoro per gli aquilotti che preparano la partita contro la Paganese in campionato.

Attivazione e partita a tutto campo in cui mister Modica ha fatto ruotare l’intera rosa a disposizione. Terapie per Logoluso (problema alla caviglia) e Tumbarello (distorsione ginocchio destro).

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

post

100X100 CAVESE di Fabrizio Prisco: SERGIO MARI, IL CALCIATORE ARTISTA

La banalità nel calcio è sempre dietro l’angolo. Le stesse frasi, le stesse dichiarazioni piene di luoghi comuni, mai qualcuno che dica sul serio quello che pensa. Ma se fai una chiacchierata con Sergio Mari, capisci che scavando nell’universo pallonaro si celano infiniti mondi. Nato a Salerno il 29 gennaio del 1962, mediano di professione per vocazione, Mari ha attraversato da protagonista quasi 20 anni di Cavese, dalla fine degli anni Settanta alla metà degli anni Novanta, vincendo due campionati e indossando anche la fascia da capitano. E’ stato allenato da Viciani e Santin, ha giocato con Messina, Burla, Braca, De Tommasi, Tivelli, Di Michele, Signorini, Urban, Rovani, Carafa e Pierozzi. Oggi scrive libri, si occupa di arte, teatro e animazione, non ha nostalgia del mondo del calcio, ma i suoi racconti e i suoi monologhi sono intrisi di pallone dalla prima all’ultima riga. Un pallone molto diverso da quello di oggi, un pallone fatto di amicizia, nostalgia, emozioni, sentimenti veri. Se volete respirare il “profumo” delle panche di legno e dell’olio canforato che si usava una volta negli spogliatoi, mettetevi comodi e leggete con calma quest’intervista. Ne vale la pena.

Sergio Mari approda alla Cavese a 16 anni dal Vietri Raito. Qual era il segreto di quell’incredibile fucina che in poco tempo fu capace di sfornare un talento dopo l’altro?

‹‹Il Vietri Raito non era una scuola calcio, quello era il nostro segreto… – afferma l’ex centrocampista aquilotto – I dirigenti andavano a scovare i ragazzi più bravi sui campi della provincia. Io, per esempio, quando avevo undici o dodici anni, fui adocchiato da Enzo Campione mentre giocavo ai Salesiani a Salerno. Lo staff dirigenziale messo su dal presidente Peppe Palma, proprietario dell’Hotel Raito, era di prim’ordine: ricordo con affetto Felice Moscariello, Giovanni D’Acunto, Gigino Pellegrino, Renato Andreozzi. Anche lo staff tecnico non era da meno: don Nicola Gregorio e Gennaro Olivieri erano prima maestri di vita e poi allenatori di calcio. Basti pensare che dal Vietri Raito spiccarono il volo, tra gli altri, Ciccio Della Monica e Nanu Galderisi che andarono alla Juve, e Marco Pecoraro che andò all’Inter. A quattordici anni Gennaro Olivieri mi fece esordire in promozione. Poi nel 1978 passai alla Berretti della Cavese allenata da Adolfo Milite, insieme a Magliocca e ad altri cinque ragazzi. Fu così che Corrado Viciani mi notò e mi volle in prima squadra.››

A proposito di Viciani, com’era il rapporto con lui?

‹Splendido. Era una persona di grande umanità, un “pazzo furioso” in senso buono, era sempre sul pezzo. Era un signore d’altri tempi, elegante nei modi, dotato di grande cultura. Mi chiamava il “bambino”, perché ero il più piccolo del gruppo. E’ stato un innovatore nelle metodologie d’allenamento, nella preparazione atletica, nell’alimentazione. Pensate che ci faceva fare i prelievi del sangue per controllare la capacità di recupero di ognuno di noi dopo lo sforzo della partita. Non era però un fissato della tattica. Sul “gioco corto” ci sarebbe tanto da dire. Viciani chiedeva a tutti di fare le cose più semplici e di dare la palla al compagno più vicino per sbagliare di meno. Ma allo stesso tempo non era vero che non voleva i lanci lunghi. Diceva che solo Rivera e D’Amico non li sbagliavano e che quei due lui non li aveva in squadra. Era un martello, ma era anche capace di chiedere scusa. Come fece una volta con me in modo plateale…››.

Dai Sergio, racconta…

‹‹Eravamo a Pregiato, durante la partitina del giovedì, sugli spalti c’era tantissima gente. Entrai duro su Botteghi che aveva ripreso da poco ad allenarsi dopo l’operazione al menisco, e il mister si infuriò. “Assassino!”, mi urlò dalla panchina, impossibile dimenticarlo. Poi mi mandò negli spogliatoi. Sotto la doccia, tutto solo, mi misi a piangere. Pensai che il mio sogno di diventare un calciatore professionista fosse già al capolinea. Il sabato successivo andai a giocare con gli Allievi di Adolfo Milite a Fratte contro la Salernitana. Alla partita c’era la prima squadra al completo, compreso il mister. Nel primo tempo giocai alla grande. All’intervallo negli spogliatoi io e i miei compagni trovammo Viciani che mi chiese scusa davanti a tutti. Non so quanti lo avrebbero fatto al posto suo. Avevo 16 anni, ero poco più che un ragazzino››.

Per l’esordio in serie C Sergio Mari ha in serbo un altro gustoso aneddoto.

‹‹Viciani credeva moltissimo in me. Io mi impegnavo, cercavo di seguire le dritte dei più grandi: provavo a vedere come calciavano la palla, come si muovevano in campo. Il mister mi fece esordire alla terz’ultima giornata in casa contro l’Empoli. Quella domenica arrivai allo stadio in macchina con Bucciarelli. All’ingresso il custode mi fece cenno di scendere dall’auto perché non poteva farmi passare senza biglietto. Bucciarelli provò a convincerlo con le buone, poi dovette mettersi a urlare per fargli capire che fossi uno della prima squadra. Il mister mi fece entrare ad una ventina di minuti dalla fine. Non appena mi posizionai a centrocampo, lui cominciò a gridare: “Palla al bambino, palla al bambino!” Era il suo modo per farmi rompere subito il ghiaccio.››

Estate 1980: con l’arrivo di Rino Santin gli equilibri in casa Cavese cambiano. Cosa accade a Sergio Mari?

‹‹Il nuovo mister non mi conosceva, io avevo solo diciotto anni e mi mandò di nuovo a giocare con la Berretti. All’inizio la presi male, poi capii che mi dovevo impegnare ancora di più, se volevo farmi prendere in considerazione. Il giovedì giocavamo in amichevole contro la prima squadra ed io davo il massimo come se fosse una partita di campionato, volevo mettermi in mostra. Una volta feci un’altra entrata un po’ dura su Polenta, ma Santin si avvicinò e mi disse ad un orecchio che se continuavo a fare quelle prestazioni mi avrebbe fatto tornare stabilmente coi grandi. Godevo comunque della fiducia della società, il vice del direttore sportivo Bronzetti, Giampiero Simonelli, stravedeva per me. Santin mi fece giocare contro la Ternana in Coppa Italia, poi mi fece esordire a San Benedetto. La squadra era fortissima, non eravamo partiti per vincere il campionato, ma strada facendo, zitti zitti, ci eravamo accorti che avevamo tutto per andare in serie B e non ci facemmo sfuggire l’occasione. Sfruttando anche il calo di forma di Glerean, giocai le ultime sette partite e conquistai anche io la promozione tra i cadetti. Santin mi utilizzava a centrocampo e mi chiedeva di marcare gli uomini di mezza punta più pericolosi delle squadre avversarie.››

L’ultima partita contro il Cosenza, sul neutro di Frosinone, fu un’autentica festa.

‹‹Dovevamo giocare a Cassino, eravamo lì in ritiro quando il venerdì ci comunicarono che la partita si sarebbe giocata a Frosinone. Il nostro dirigente accompagnatore Eugenio Violante si arrabbiò tantissimo, ci stavamo giocando il campionato, cavolo, e due giorni prima ci cambiavano le carte in tavola! Allo stadio di Frosinone si presentò tutta Cava, c’erano quindicimila persone. Vincemmo 3-1, avevamo regalato una grande gioia a tutti. A fine partita rientrammo negli spogliatoi per festeggiare, poi ci guardammo in faccia e ci dicemmo: torniamo in campo, facciamo almeno un giro di campo con la nostra gente. Risalimmo sul prato, ma sugli spalti non c’era più nessuno. I tifosi erano già sui pullman, non vedevano l’ora di mettersi in viaggio in carovana per colorare Cava di biancoblù.››

In serie B hai giocato dal 1981 al 1983 con la maglia della Cavese, poi sei andato per una stagione in prestito all’Akragas.

‹‹Il primo anno in B collezionai quindici presenze. Ricordo ancora l’entusiasmo per la partita di Coppa Italia contro la Juventus, sul neutro di Benevento. Il secondo anno purtroppo ebbi dei problemi fisici che mi fecero stare lontano dal campo per quasi quattro mesi. Non si riusciva a capire cosa avessi: quando la Cavese giocò e vinse a San Siro fecero vedere le mie lastre al medico del Milan, il dottor Monti. Lui mi consigliò un consulto da uno specialista, il professor Boni di Pavia, che mi visitò e mi tranquillizzò: non era niente di grave, avevo solo una fastidiosa infiammazione al nervo sciatico. Morale della favola rientrai in campo il 23 gennaio 1983 all’Olimpico contro la Lazio. Giocai sette partite: indimenticabile la sconfitta a Como sotto il diluvio, in un campo al limite della praticabilità. Lì ci giocammo la promozione, ma ti posso assicurare che non ci fu nessun patto per non salire in serie A. In questi anni ne ho sentite tante, non esiste una dirigenza che si tira indietro sul più bello. Se sono passati 36 anni e ancora celebriamo la vittoria sul Milan, figurati cosa faremmo oggi se quella Cavese fosse approdata nella massima serie. Non ne avevamo più, eravamo cotti, questa è l’unica spiegazione. L’anno dopo andai in prestito all’Akragas e giocai molto bene. Almeno mi sono risparmiato l’amarezza della retrocessione sul campo e la sconfitta di Pistoia.››

Nell’estate del 1984 torni a Cava e trovi Romeo Benetti sulla panchina e una squadra costruita per lottare per il vertice. Invece, dopo i primi mesi altalenanti, viene richiamato in tutta fretta Corrado Viciani per centrare la salvezza. Cosa non funzionò con Benetti?

‹‹Avevamo una grande squadra, davvero. Gente come Signorini, Malaman, Malisan, Pavone, Di Michele, Urban, Mandressi erano un lusso per la categoria. Benetti, ottimo calciatore, dimostrò di non avere la stoffa per fare l’allenatore. Anche se hai giocato ad alti livelli, non è così scontato riuscire ad affermarsi come tecnico. Devi avere la personalità e le qualità giuste per fare andare d’accordo undici uomini che devono pensare e muoversi in maniera sincronica per fare risultato, senza dimenticare quelli che sono in panchina e quelli che vanno in tribuna. Benetti parlava di zona, schierava la difesa in linea, ma non ci spiegava nulla. Prendevamo tanti gol, ed avevamo Signorini al centro del reparto arretrato, mica uno qualunque. E pensare che Benetti, fino all’ultimo, fu in ballottaggio con Fabio Capello, poi i nostri dirigenti optarono per il primo che aveva vinto il titolo di campione d’Italia primavera con la Roma. Benetti fu esonerato, arrivò Viciani, ci rimise in sesto e ci salvammo tranquillamente. Ma avremmo potuto fare molto di più. L’anno dopo infatti, con Liguori, facemmo un’ottima stagione. Battemmo tutte le grandi e finimmo quinti, a pari punti con la Casertana, prima che per colpa del Totonero la giustizia sportiva ci declassasse all’ultimo posto.››

Nell’estate del 1986 la Cavese infatti viene coinvolta nel secondo scandalo del Calcioscommesse e deve ripartire dalla C/2. Sergio Mari per due anni va a giocare nella Centese, in provincia di Ferrara.

‹‹A Cento sono entrato in crisi. Ho avuto un brutto infortunio contro la Virescit e sono stato fuori sette mesi. Non riuscivo a recuperare, avevo sempre paura di farmi male di nuovo. Ho fatto fatica a ritrovare il giusto equilibrio psico-fisico, non mi era mai capitato. Il secondo anno con Giampiero Ventura, sì proprio lui, ho giocato sempre, ma la squadra non girava. Il mister è stato sostituito dopo diciotto partite da un altro allenatore, Giorgio Ciaschini, poi è stato richiamato quando mancavano sei gare alla fine, ma siamo retrocessi ugualmente. A quel punto ho capito che, se volevo uscire dal tunnel in cui mi ero infilato pericolosamente, dovevo tornare a casa. E ho telefonato a Santin.››

Dal 1988 al 1990 così, come un novello figliol prodigo, Sergio Mari veste di nuovo la maglia della Cavese. Con lui c’è il vecchio maestro Santin.

‹‹L’ho trovato diverso, più maturo. Dopo le esperienze con Napoli e Bologna si era aggiornato, aveva seguito gli allenamenti di Sven Goran Eriksson alla Roma. Il calcio stava cambiando, ancora oggi bisogna sempre essere aggiornati, perché è in continua evoluzione. Fino a quando in Italia non è arrivato Arrigo Sacchi, nessuno parlava sul serio di tattica. Si giocava allo stesso modo, col libero staccato e le marcature a uomo. Con Sacchi tutti hanno scoperto il 4-4-2, la zona, il pressing alto, l’atteggiamento offensivo, anche nelle categorie minori. Per vincere la cosa più importante comunque è lo stare bene in campo. Il primo anno specialmente Santin aveva una bella squadra, e infatti abbiamo sfiorato la promozione per un punto e ci siamo piazzati al terzo posto, alle spalle del Siracusa. Io sono tornato ad essere me stesso e infatti nel 1990 quando il mister è andato poi al Nola, mi ha portato con sé.››

A Nola, in serie C/1, il centrocampista rimane per poco come d’altronde Santin. Dopo sette partite il mister viene esonerato, sostituito da Francesco Scorsa. E va via anche Sergio.

‹‹Non mi trovavo bene nello spogliatoio, c’era qualcosa che non andava. Nel calcio come nella vita se non ti senti a tuo agio, è meglio cambiare aria. Non mi sono mai pentito di quella scelta, mi telefonò anche Gigi Genovese, l’ex portiere della Salernitana, per cercare di farmi cambiare idea, ma fui irremovibile.››

Dopo quell’esperienza poco felice, Mari veste ancora le maglie di Fasano, Juve Stabia e L’Aquila. Poi nell’estate del 1993, l’ennesimo ritorno a Cava de’ Tirreni. Stavolta la Cavese era in Eccellenza. Al timone un imprenditore edile, Pasquale Sorrentino, in panchina Vittorio Belotti, ex compagno di squadra di Sergio alla fine degli anni Settanta con Viciani, quando Sergio era solo un “bambino”. Gli Aquilotti stravincono il campionato, Mari torna ad essere protagonista davanti ai suoi tifosi.

‹‹Mi cercarono Bruno Magliano e Matteo Di Santi, ed io accettai. Fu una cavalcata trionfale. Vittorio era un grandissimo allenatore. Vincemmo quasi tutte le partite. Dopo il fallimento del 1991, la gente aveva bisogno di un campionato del genere per ricreare entusiasmo. L’unico ricordo brutto fu la partita di Grotta caratterizzata da incidenti. Ci diedero due punti di penalizzazione e dovemmo giocare la partita successiva in casa a porte chiuse. Per noi fu una macchia su una stagione indimenticabile.››

Episodi del genere non fanno altro che far crescere in Sergio Mari la voglia di smettere, di appendere gli scarpini al chiodo. Gioca ancora un altro anno a Cava, poi per un po’ gira alcune squadre dilettantistiche della provincia, fa anche l’allenatore/giocatore. Quindi capisce che è il momento di dire basta. E comincia la sua seconda vita. Aprendosi all’arte, alla scrittura, al teatro e all’animazione.

‹‹Dopo aver chiuso con il calcio, ho gestito una galleria d’arte contemporanea a Salerno. Ma non ero io l’artista, ero solo un mercante, un venditore. Per questo, in un momento di profonda crisi interiore e di solitudine, ho cominciato a studiare teatro e recitazione e a scrivere. Così nel 2007 è nato il mio primo libro, “Quando la palla usciva fuori”, poi diventato anche monologo teatrale. Così sono venuti fuori nel 2015 “Sei l’odore del borotalco”, il mio primo romanzo, e nel 2016 “Racconti”, una raccolta, leggera e gustosa come i Pavesini, dedicata ai personaggi del mondo del calcio che ho incrociato nella mia vita, quelli più famosi e quelli dimenticati.››

Nei libri di Sergio, il calcio resta una metafora della vita. Leggendo tra le righe, non è difficile ritrovare la generosità di quell’atleta coraggioso e mai domo che calcava i campi polverosi di periferia. Ma oggi Mari, attore, scrittore, animatore turistico in estate, burattinaio, studioso di danze popolari, sta cercando di affrancarsi definitivamente da quel mondo. Un po’ come il protagonista di “Sei l’odore del borotalco” che assiste il padre in una stanza di ospedale, si sente soffocare dalle tensioni del pallone, di una vita vissuta a cento all’ora, e vuole dedicarsi alla scrittura per allargare i propri orizzonti. Ah, a proposito di orizzonti: Sergio Mari è un fiume in piena, non ha alcuna intenzione di fermarsi. Al momento, insieme agli spettacoli teatrali, è impegnato nella stesura di un quarto libro. Potrebbe essere l’ennesimo cambio di rotta di una personalità poliedrica, che forse non ha ancora finito di stupire, nemmeno se stesso.

‹‹Nei miei libri c’è sempre qualcosa di autobiografico. Con il quarto libro che sto scrivendo intendo abbandonare definitivamente il mondo del calcio, chiudere una porta per aprirne un’altra. Il calcio di oggi, fatto di violenza, polemiche, procuratori, faccendieri, non mi appartiene. Non c’è meritocrazia. Basta pagare, avere amicizie importanti ed arrivi a giocare in prima squadra, magari a discapito di uno che è più bravo di te. Mi piace ancora parlare romanticamente del “mio” calcio, dei “miei” personaggi, adoro farlo nelle scuole e con i bambini. Sono loro il nostro futuro, la nostra speranza. Il prossimo lavoro sarà una finestra sui commercianti d’arte, sul sommerso che ruota attorno ad un universo che ho conosciuto bene e che mi ha sempre affascinato.››

In bocca al lupo, Sergio. Non vediamo l’ora di leggere il tuo nuovo libro. Sarà sicuramente un successo, come i primi tre. E grazie per tutto quello che hai fatto con la maglia biancoblù. A dire il vero, il Sergio Mari attore, scrittore e caratterista, ci piace da morire. Ma anche quello in maglietta, pantaloncini e scarpette bullonate, non era mica male, eh…

Fabrizio Prisco

post

PASHUKU DI ALBANO LAZIALE ARBITRA A PAGANI

Designazione arbitrale per la partita di sabato al Marcello Torre contro la Paganese in notturna.

A dirigere l’incontro ci sarà il signor Eduart Pashuku della sezione AIA di Albano Laziale.

Gli assistenti saranno i signori Assante Simone della sezione AIA di Frosinone e Notarangelo Tiziano della sezione AIA di Cassino.

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

post

TORNA A LAVORO LA SQUADRA AL LAMBERTI

Torna ad allenarsi allo stadio questo pomeriggio alle 15 la squadra. Gli aquilotti prepareranno la trasferta di sabato a Pagani: calcio d’inizio ore 20.30.

Il programmma degli allenamenti prevede doppia seduta martedi e giovedì: mattina ore 9:30 a Pregiato e pomeriggio ore 15 allo stadio. Mercoledi allenamento pomeridiano al Lamberti e venerdì pomeriggio rifinitura a porte chiuse.

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

post

JUNIORES CON L’AVELLINO PAREGGIO IN RIMONTA CON MAISTRO

Pareggio in rimonta per la Juniores Nazionale al Desiderio di Pregiato contro l’Avellino.

Sotto di un gol, i ragazzi di Perrella, non si arrendono e raggiungono il pareggio grazie ad un gol del centravanti Maistro.

Sconfitta per l’U13 Pro che in casa, cedono alla Cilento Accademy per 5-1 nonostante il vantaggio aquilotto con Grieco.

L’Under 14 Regionale di mister Gianluca Landri perde per 2-1 in trasferta con l’O. Giugliano: gol di Annarumma su rigore. 

Domani alle 15:30 a Pregiato, chiude il turno di canpionato l’Under 15 Regionale contro la SC Spes. 

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

post

VINCE A POTENZA L’U15 NAZIONALE, SCONFITTA PER U17 NAZ. PAREGGIA L’U17 REGIONALE

Domenica di impegni per la Cantera Biancoblu che inizia con una vittoria, un pari ed una sconfitta.

Il doppio confronto di giornata per le Under Nazionali impegnate al Viviani contro il Potenza parte con la vittoria per 3-1, i gol portano la firma di Melca, Sorrentino e Maffei per l’U15 biancoblu. 

Nell’altra gara sconfitta per l’U17, a nulla serve il rigore di Bocchetti: 3:1 per i rossoblu.

Al Desiderio pareggia l’Under 17 Regionale contro la Gescal 2008. Partita combattuta, ma che termina co io risultato di 0-0. 

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

post

PRIMA SCONFITTA INTERNA STAGIONALE STASERA CON LA JUVE STABIA

CAVESE: Vono; Silvestri, Manetta, Bruno, Licata (72′ De Rosa); Tumbarello, Migliorini, Lia (83′ Palomeque); Rosafio (87′ Flores Heatley), Sciamanna (83′ Agate), Fella (72′ Bettini). A disp.: De Brasi, Favasuli, Mincione, Di Bari, Di Dato, Zmimer. Allenatore: Giacomo Modica

JUVE STABIA (4-3-2-1): Branduani; Vitiello, Allievi, Troest, Aktou (72′ Mezavilla); Viola (83′ Vicente), Calò, Mastalli (83′ Carlini); Melara, Di Roberto (63′ Elia); Paponi. A disp.: Venditti, Schiavi, Stallone, Castellano, Dumancic, Sinani. Allenatore: Fabio Caserta

Arbitro: sig. Matteo Marchetti di Ostia

Marcatori: 62′ Paponi (JS)
Ammoniti: Allievi (JS)

 

post

SCONFITTA CASALINGA PER LA BERRETTI CON LA TERNANA

Sconfitta per i ragazzi di mister Sandro Luciano che cedono il passo alla Ternana.

Al Desiderio di Pregiato i rossoverdi di mister Ferruccio si impongono per 3-0.

Blufoncè pronti al riscatto e con la testa al prossimo turno che li vedrà affrontare il Teramo in casa.

Nell’altra gara di giornata, pareggio per l’Under 16 Regionale contro il San Vincenzo Scafati: 2-2 finale e reti aquilotte di Vergara e Giovenco. 

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

post

MODICA CONVOCA 23 CALCIATORI PER LA JUVE STABIA

Mister Modica convoca 23 calciatori per il match di domani con la Juve Stabia ore 20:45. 

Differenziato per Inzoudine e Logoluso, ha recuperato dal problema alla caviglia: assente Nunziante.

Prima convocazione per gli attaccanti del settore giovanile Dibari (2001) e Di Dato (2000)

Portieri: 1 Vono, 22 De Brasi

Difensori: 2 Palomeque, 3 Silvestri, 5 Manetta 19 Licata, 23 Bruno, 29 Lia

Centrocampisti: 4 Migliorini, 8 Favasuli, 11 Fella, 14 Tumbarello, 15 Mincione, 16 Buda, 20 Bettini

Attaccanti: 7 Rosafio, 9 Sciamanna, 10 De Rosa, 18 Flores Heatley, 24 Agate, 25 Zmimer, 30 Dibari, 31 Di Dato

Indisponibili: Nunziante, Inzoudine, Logoluso

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl