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100X100 CAVESE di Fabrizio Prisco: MASSIMILIANO SANTORIELLO, IL PRESIDENTE DEL CENTENARIO

È un dato di fatto. Lui nella nostra storia ci è già entrato dalla porta principale, e non solo perché ricopre la carica di presidente nell’anno del Centenario. L’estate scorsa ci ha riportato in serie C, anche se attraverso il ripescaggio, e al debutto tra i professionisti ha centrato una tranquilla salvezza, sfiorando all’ultima curva la qualificazione ai play off. Massimiliano Santoriello, 44 anni, cavese purosangue, amministratore unico e fondatore della Power Tech srl, azienda leader nella distribuzione di prodotti per l’informatica e la telefonia, ha l’aquilotto nel cuore fin dalla nascita. Gestire la società della sua città in prima persona e portarla in alto è sempre stato il suo sogno. Ci è riuscito con abnegazione e spirito di sacrificio, ma sempre con un occhio al bilancio, e senza fare il passo più lungo della gamba. La solidità economica, per lui che da tifoso ha vissuto i due fallimenti del 1991 e del 2011, viene prima di tutto. In questa lunga intervista Massimiliano si confessa tra passato, presente e futuro. Abbiamo parlato di come è nato in lui l’amore per la casacca biancoblù, tra dolci ricordi d’infanzia e prime amare delusioni. Abbiamo parlato dei suoi primi passi nel mondo del calcio e della ricetta per gestire un club senza mettere a repentaglio la sua stessa sopravvivenza. Abbiamo parlato di Bitetto, Pavone, Modica, del ritiro post Rende, della sconfitta di Bisceglie, del Settore Giovanile e di come riesce a conciliare gli impegni familiari e aziendali con quelli della Cavese. Ne viene fuori un ritratto del presidente metelliano molto intimo e mai banale. Massimiliano Santoriello non è uno che le manda a dire, ma ci mette passione e impegno in tutto quello che fa. Di questi tempi, non è poco.
‹‹La Cavese – spiega il patròn aquilotto – ha sempre fatto parte della mia vita. Sono nato nel 1975. Mio padre gestiva un bar tabacchi molto conosciuto a Cava e non è mai stato un grande tifoso, ma negli anni della serie B tutta la città respirava calcio ed era impossibile non essere coinvolti da quel clima fantastico. Della promozione in cadetteria del 1981 ho immagini vaghe, avevo sei anni. Se chiudo gli occhi mi sembra di sentire i clacson impazziti delle macchine imbandierate. Ricordo l’esordio col Verona sul neutro di Latina, un Cavese-Perugia con i dirigenti umbri che distribuivano in tribuna i Baci Perugina e un Cavese-Bari che vidi allo stadio con mio padre. Solitamente al Lamberti ci andavo con uno zio di Torino, o ascoltavo la partita alla radio. Guai se mio zio non mi portava con sé. Una volta, dopo un Cavese-Cesena, lo vidi rientrare con la sciarpa al collo e gli chiesi come mai mi avesse lasciato a casa. Ci rimasi malissimo.››
Era il periodo della “Real” Cavese di Rino Santin, era il momento più bello della nostra storia. Sotto i portici l’eccitazione era palpabile, ma nonostante la categoria di differenza, si continuava a percepire forte la rivalità con la Salernitana che militava in serie C con alterne fortune, mentre noi eravamo in B.
‹‹Il derby con i granata è sempre stato molto sentito. In estate andavo con mio padre a Salerno al Monopolio di Stato in via Silvio Baratta e, mentre lui prendeva le sigarette, io lo aspettavo vicino alla macchina. Nel piazzale c’erano sempre tanti bambini che giocavano a calcio, e io avrei voluto unirmi a loro. Ma mio padre mi raccomandava sempre di tenermi a distanza. Se sanno che sei di Cava non la prendono bene, mi diceva con il sorriso sulle labbra…››
Tra le tante partite ascoltate alla radio dietro il bancone del bar, Massimiliano ricorda nitidamente la vittoria di Milano e le gare in coppa Italia contro l’Udinese di Zico e l’Inter di Rummenigge. Ai tempi delle medie, a undici-dodici anni, con la Cavese in serie C, inizia anche lui a correre più seriamente dietro un pallone e si iscrive alla scuola calcio di Rino Santin.
‹‹Fu un periodo bellissimo, una esperienza indimenticabile. Il mister era una persona fantastica, e aveva dei collaboratori eccezionali come Gino Avella, Ottavio Bugatti e don Nicola Gregorio. Don Nicola, in particolare, era molto duro, ma sapeva trasmetterci i veri valori del gioco del calcio come pochi altri. È stato un maestro esemplare. Io giocavo in difesa e cercavo di apprendere i suoi suggerimenti. Purtroppo nel 1991 il fallimento della Cavese cancellò in un colpo solo tutti i sogni e le speranze. Io militavo nei giovanissimi e sarei dovuto passare di lì a poco negli allievi. Quando un club viene radiato per problemi economici i primi a pagare le conseguenze sono proprio gli adolescenti. Raramente si fa questa riflessione, ma il contraccolpo per un ragazzino può essere notevole. Il calcio per un bambino è ragione di vita, senza il loro sano entusiasmo lo sport perde la sua anima.››
Dopo quella triste estate del 1991 la Cavese riparte dall’Eccellenza e tornerà in serie C solo sei anni dopo. Massimiliano continua a seguire le vicende dei biancoblù come un semplice tifoso e si appassiona ancora di più alla squadra della sua città.
‹‹La Cavese di Belotti che vinse il campionato nel 1994 era fortissima. Mi ha sempre colpito di quel periodo il fatto che il Lamberti fosse sempre pieno nonostante la categoria. Questa è una cosa che mi fa molto riflettere, pensando al calcio di oggi. Se gli stadi oggi sono vuoti è perché ci sono troppe distrazioni: tra social, centri scommesse e pay tv non è facile portare la gente a vedere una partita dal vivo. Bisogna puntare sull’identità e sul senso di appartenenza, bisogna ripartire dai bambini. Il calcio è cambiato, ma a Cava il pubblico deve restare il dodicesimo uomo in campo. Della Cavese che tornò in C nel 1997 apprezzavo il suo condottiero Eziolino Capuano, la sua sagacia tattica e la sua capacità di guidare il gruppo e di tenerlo unito. Il mio rimpianto più grande, però, è quello di non aver mai conosciuto Franco Troiano di persona. Quando è morto nel 1999 avevo 24 anni. Ricordo che tutte le volte che a “Discoring” sulla Rai veniva nominata Cava per me era motivo di orgoglio. Il concerto dei Pink Floyd nel 1989 fu fantastico, fu un evento straordinario.››
Mentre la Cavese di Belotti stravince il campionato di Eccellenza nel 1994, Massimiliano Santoriello inizia la sua esperienza imprenditoriale con il progetto Power Tech, inserendosi nel settore Hi-Tech che all’epoca era in forte espansione. Successivamente, tra il 2003 e il 2004, con il passaggio all’on line, l’azienda espande il proprio mercato, affermandosi come uno dei principali distributori in Italia di prodotti informatici e di telefonia. Il marchio Power Tech comincia ad essere accostato alla Cavese e Massimiliano non nega prima a Gino Montella e poi ad Antonio Della Monica un contributo come sponsor.
‹‹Ho sempre dato con piacere un contributo per sostenere la Cavese. L’ho fatto con Gino Montella e l’ho fatto all’inizio del 2000 quando Antonio Della Monica entrava nel mondo del calcio, rilevando la società proprio dalle mani dello stesso Montella. Per un mese ho fatto parte anche del club, ma ero troppo giovane, troppo irruento e me ne sono andato appena ho visto delle cose che non mi piacevano. Mi ero reso conto che la squadra aveva dei problemi in attacco e mi auguravo che con il nuovo direttore sportivo Imparato e con l’ingresso dei nuovi soci si potesse dare nuova linfa alla squadra. Le cose invece non andarono per il verso giusto. Purtroppo a fine campionato la squadra fu retrocessa dopo il doppio spareggio con il Sant’Anastasia. Antonio Della Monica poi ha fatto tesoro di quella esperienza perché successivamente, insieme con gli altri soci, ha scritto delle pagine importanti nella storia calcistica della nostra città.››
Massimiliano Santoriello, dopo la brevissima esperienza all’interno della Cavese, continua ad occuparsi di calcio nel tempo libero. Diventa presidente del Passiano, squadra dilettantistica metelliana che milita in Promozione, poi collabora per un anno con l’Assocalcio. Nel 2006/2007 ricopre il ruolo di dirigente accompagnatore nei giovanissimi della Cavese e vive un’altra esperienza formativa con Giovanni Bisogno e Peppe Risi. Nel 2010 invece diventa responsabile del settore giovanile aquilotto. La Cavese è alle prese con una gravissima crisi finanziaria che la porterà nell’estate del 2011 ad un altro fallimento. È in questa circostanza che Massimiliano matura la decisione di fare calcio in prima persona.
‹‹Senza una buona governance e una proprietà forte non si va da nessuna parte. L’ho capito ancora di più in quella stagione. Venivamo da un mese di luglio molto travagliato, la squadra era stata già sull’orlo del fallimento e si era salvata grazie alla colletta di tutta la città. Fu una cosa bellissima vedere che anche i bambini portavano i propri risparmi al Comune. Io quell’anno mi sono occupato esclusivamente del settore giovanile. Spatola ci ha rimesso certamente del denaro, ma i debiti erano davvero ingenti e la gestione è stata disastrosa. Quando in sede di campagna acquisti cominciammo a fare contratti a destra e a manca ad un numero elevato di giocatori senza seguire un chiaro progetto tecnico, capii che eravamo morti ancora prima di cominciare.››
La Cavese piomba nuovamente nell’inferno dei dilettanti. Massimiliano si dedica all’espansione della sua azienda e segue le vicende da lontano. Ma il 14 agosto del 2017 una telefonata lo riporta al centro della scena.
‹‹Dopo l’addio di Campitiello avevo saputo che una cordata cittadina aveva ripreso la Cavese e la cosa mi aveva fatto molto piacere. Ero in vacanza quando mi chiamò Maurizio D’Antonio per chiedermi di entrare a far parte del gruppo di imprenditori che intendeva fare calcio nuovamente a Cava. Io non stavo nella pelle e dissi subito di sì. Maurizio forse non se l’aspettava e continuava a parlare e a spiegarmi il progetto. Io continuavo a dire “tutto ok, ci sto”. L’avrò ripetuto penso quattro o cinque volte. Dopo di che mi sono occupato di riportare un po’ di sponsor allo stadio. Ho coinvolto Enza Minco che è stata bravissima e in poco più di dieci giorni, tra il 20 e il 31 agosto, siamo riusciti a chiudere contratti per 80 tabelloni pubblicitari. Fu un risultato notevole.››
Da semplice socio di una cordata molto ampia, Massimiliano Santoriello in neanche tre mesi, ai primi di novembre del 2017, decide di uscire allo scoperto e acquisisce il 90% delle quote. Diventa così amministratore unico e maggiore azionista del club. L’idea di fare della Cavese un’azienda virtuosa da controllare in prima persona diventa realtà.
‹‹Per tutte le cose che ci siamo detti e per le esperienze che ho vissuto, ritengo che una società di calcio debba essere gestita come un’azienda e che ci sia bisogno di una persona che prenda le decisioni in breve tempo, anche sbagliando. L’occhio al bilancio è fondamentale e ognuno, nell’organigramma, deve avere un compito e deve svolgerlo al meglio. Nel calcio poi i risultati dipendono da una molteplicità di fattori, e non sempre tutto, specialmente in campo, va come preventivato.››
Come si divide oggi Massimiliano tra la Power Tech e la Cavese?
‹‹Nel corso degli anni ho cercato di rendere la Power Tech sempre più autonoma. Oggi è un’azienda che va avanti quasi da sola. Al mattino, quando comincio a lavorare, dedico le prime due o tre ore alla Power Tech. Poi mi occupo della Cavese e in particolare del Settore Giovanile che curo in prima persona. Dall’estate scorsa abbiamo allacciato rapporti proficui con tutte le principali scuole calcio della Campania e non solo. Abbiamo visionato oltre 3000 giovani calciatori e ne abbiamo tesserati 300, mettendo su 8 o 9 squadre che si sono qualificate alle fasi successive dei rispettivi campionati quasi tutte centrando la prima posizione. Diversi nostri elementi sono stati selezionati dalle rappresentative nazionali. Oggi a livello giovanile il nome della Cavese è molto conosciuto e ci mandano diversi calciatori in prova anche da altre regioni. Per noi è motivo di orgoglio ed è uno sprone a fare sempre meglio. Anche perché in queste categorie non si può pensare di sopravvivere e di crescere senza fare ricorso ai giovani.››
C’è già qualche talento pronto per la prima squadra?
‹‹Nunziante e Bisogno fanno parte ormai stabilmente della rosa a disposizione di Modica, ma entrambi sono frutto della precedente gestione. Di Bari ha esordito in prima squadra, ma ne manderemo sicuramente almeno tre o quattro quest’estate in ritiro. L’Under 15 di mister Pianese ci sta regalando delle grandissime soddisfazioni, vincendo col Pontedera siamo entrati tra le prime 8 in serie C e domenica a Chiavari abbiamo la possibilità di piazzarci tra le prime 4. Pensare di aver fatto meglio di società blasonate e di grande tradizione come la Casertana o la Juve Stabia è straordinario.››
Tornando alle vicende della prima squadra, per un attimo parliamo ancora dello scorso campionato. Si poteva fare qualcosa di più o il Potenza era più forte di noi?
‹‹La partenza in ritardo, specialmente nei confronti del Potenza, è stato il nostro handicap, è innegabile. Poi però ci siamo ripresi alla grande e abbiamo vinto i play off con pieno merito. Conservo un ottimo ricordo di mister Bitetto, un autentico signore. È un uomo di poche parole, ma che fa tanti fatti. Se quest’anno col Cerignola è arrivato secondo e ha rivinto i play off battendo nettamente il Taranto, ripetendo esattamente quanto fatto con noi un anno fa, qualcosa vorrà pur dire, o no? Il campionato scorso è stato molto equilibrato, ma la Cavese è sempre stata sul pezzo. Solo le prestazioni con Manfredonia, Picerno e Taranto non sono state all’altezza della situazione.››
In estate con l’arrivo del duo Pavone-Modica si è deciso di stravolgere completamente la squadra che aveva fatto comunque molto bene e che aveva guadagnato la serie C attraverso il ripescaggio. Massimiliano Santoriello, col senno di poi, rifarebbe la stessa scelta?
‹‹Solitamente io sono per la continuità. Per me il gruppo base della squadra di Bitetto poteva anche rimanere. Ma se ti affidi ad un uomo come Pavone devi lasciargli campo libero e ti devi fidare. Nonostante il notevole esborso economico per il ripescaggio, abbiamo costruito una squadra con un budget ridotto per la categoria, e ci siamo salvati praticamente senza mai rischiare. Devo dire che siamo ampiamente in linea con gli obiettivi iniziali e quindi possiamo ritenerci soddisfatti.››
A gennaio, a salvezza praticamente acquisita, Massimiliano Santoriello però è intervenuto sul mercato e ha provato ad alzare l’asticella, chiedendo alla squadra di lottare per entrare nei play off. La Cavese, pur con qualche passaggio a vuoto, ha sfiorato l’accesso agli spareggi che sono sfumati all’ultima giornata a causa del rocambolesco 4-3 di Bisceglie. Come si spiega Massimiliano Santoriello quella sconfitta?
‹‹Ancora oggi non so cosa sia potuto accadere. Abbiamo sbagliato l’approccio, un po’ come con il Rende e non doveva succedere. È stata una pagina non bella, ho visto gente piangere, bambini molto delusi e questo non va bene. La maglia va sempre onorata e sudata, bisogna rispettare i tifosi e il loro enorme senso di appartenenza. Anche perché sette giorni prima con il Catania la rimonta aveva creato entusiasmo e a Bisceglie tanta gente era venuta per sostenerci e per accompagnarci ad un traguardo storico. L’episodio ci deve servire di lezione per il prossimo anno. Farò il possibile affinché non accada più.››
A proposito della partita col Rende: si è parlato più volte della scelta di mandare la squadra in ritiro dopo il 3-3 contro i calabresi. Qualcuno ha ritenuto che quella mossa possa essere stata controproducente per il morale della squadra. Cosa ne pensa Massimiliano Santoriello?
‹‹Le motivazioni nel calcio sono fondamentali. Non puoi scendere in campo col Rende e andare sotto di tre gol a causa di un inspiegabile calo di tensione. Io sono un impulsivo, anzi, sto cercando di crescere: provo ad essere più razionale e a non agire d’istinto. Ma dopo il 3-3 col Rende, anche se alla fine siamo riusciti a non perdere, dovevo mandare la squadra in ritiro, non avevo scelta. Lo rifarei senza ombra di dubbio. Anche perché poi a Bisceglie abbiamo fatto lo stesso errore in una partita ancora più importante. Segno che qualcosa non andava in quel senso, mi sembra evidente.››
Dopo aver lavorato per un anno al fianco di Pavone e Modica che idea si è fatto Santoriello dell’uomo di mercato pugliese e del tecnico siciliano? L’anno prossimo si continuerà con entrambi?
‹‹Pavone è un maestro, ha una capacità di scoprire i talenti fuori dal comune. Riesce a capire se un ragazzino è bravo non appena entra negli spogliatoi, oppure intuisce se uno ha giocato a calcio solamente se lo osserva mentre cammina o si muove da lontano. Modica è un grande lavoratore ed è una persona molto sensibile. Probabilmente avrei dovuto proteggerlo un po’ di più dalle critiche. Certo che continueremo con entrambi, il progetto va avanti. Anzi, nei prossimi giorni cominceremo a incontrarci per parlare nel dettaglio della prossima stagione. L’obiettivo resta la salvezza. Se riusciamo a farlo divertendoci e mostrando un bel gioco, come abbiamo fatto a tratti quest’anno, tanto meglio.››
Nel mondo del calcio le relazioni tra club sono fondamentali. Nel corso di questi mesi Santoriello ha conosciuto diversi dirigenti importanti e ha stretto rapporti con club di categoria superiore. Chi lo ha colpito di più?
‹‹Faccio due nomi su tutti: Beppe Marotta e Giovanni Sartori. Il primo mi ha colpito per la competenza e per l’umiltà. Sartori è un grande intenditore di calcio ed è molto legato alla nostra città. Purtroppo per motivi di lavoro, visto che l’Atalanta si gioca un posto in Champions League nel prossimo week end, non potrà essere presente alla serata del Centenario, ma gli ho promesso che farò di tutto per riportarlo a Cava in un evento ad hoc. Lo merita perché è davvero un signore.››
Quando Massimiliano parla alla squadra spesso cita Catello Mari. La maglia numero 6 è stata ritirata in estate, ma la figura di Catello è sempre presente nei pensieri del presidente biancoblù.
‹‹Sono molto religioso, credo nell’Aldilà e ritengo che i nostri cari ci siano sempre vicino e ci sostengano nei momenti difficili, anche se dobbiamo meritarlo. Non ho mai conosciuto personalmente Catello, ma l’ho sempre ammirato perché in campo dava tutto e incarnava al meglio quello che vorrebbero sempre vedere i nostri tifosi: rabbia, sudore e attaccamento alla maglia. Catello sul terreno di gioco era praticamente uno di loro, ecco perché ancora oggi è amato da tutti. Il padre di Catello poi è una persona straordinaria, siamo sempre contenti quando è in mezzo a noi e ci dà una carica incredibile.››
Massimiliano Santoriello ha quattro figli maschi: Gianluca, Mirko, Manuel e Thiago. È molto legato alla sua famiglia e alla sua compagna Greta, con la quale condivide tutto, anche la passione per il calcio. L’ultimo pensiero di questa chiacchierata è dedicato a loro.
‹‹I miei genitori mi hanno insegnato che la famiglia viene prima di tutto e mi hanno trasmesso un innato senso del dovere. Io cerco di fare lo stesso con i miei figli. Ho una compagna eccezionale, ci intendiamo in un attimo. Mi fido ciecamente di lei, riesce a capire le persone e ha quasi sempre delle buone intuizioni. Tutte le volte che non ho ascoltato i suoi consigli, mi sono trovato male. Il piccolo di casa, Thiago, che ha compiuto un anno, è stato concepito prima della partita col Potenza a settembre ed è venuto al mondo dopo la finale play off col Taranto. Ha vissuto tutto il campionato nella pancia della mamma e quando è nato aveva i capelli dritti, come Balotelli. Sarà stata colpa della tensione per una stagione così tormentata (ride – ndr). A parte gli scherzi, cerco di essere un buon padre e di non far mancare nulla ai miei cari, anche se ho sempre tanti impegni. La Cavese è la figlia femmina che non ho mai avuto. Guai a chi me la tocca.››

Fabrizio Prisco

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