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RAPP. UNDER 17: IN GOL COLANTUONO DELLA CAVESE

Si è svolto questo pomeriggio a Roma presso il Vigor Sporting Center lo stage dell’Under17 della Rappresentativa di Lega Pro del ct Daniele Arrigoni.

Nella partita Verdi contro Fucsia dal primo minuto sono scesi in campo tre giovani aquilotti: Casillo, Palermo e Colantuono. Proprio quest’ultimo è andato in gol nel 1-1 finale con il pareggio nella ripresa  realizzato da Spano per i Fucsia.

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

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CAVESE-S. LEONZIO PARTE LA VENDITA DEI BIGLIETTI

Parte la vendita dei i biglietti per la partita Cavese-Sicula Leonzio di sabato 6 Ottobre ore 14:30 stadio Simonetta Lamberti. 

Comunichiamo, inoltre, ai nostri tifosi che per i biglietti è necessario esibire un documento di identità valido all’acquisto e allo stadio ai varchi di ingresso. 

Prezzi per settori aperti:

  • Curva Sud “Catello Mari” 8 euro (ridotto 6 euro*)
  • Tribuna Scoperta 15 euro (ridotto 12 euro*)
  • Tribuna Laterale Coperta 20 euro (ridotto 17 euro*)
  • Tribuna Centrale Coperta Hospitality 35 euro (ridotto 30 euro*)
  • Ospiti 8 euro

*biglietti ridotti per Over70 (adulti che non hanno compiuto il settantesimo anno di età), Donne, Under 18 (ragazzi/e che non hanno compiuto il diciottesimo anno di età) e accompagnatori diversamente abili.

Ingresso gratuito per gli Under 12  (che non hanno compiuto il dodocesimo anno di età). 

Per i diversamente abili il settore loro dedicato è la Tribuna Scoperta. 

Le rivendite autorizzate per acquistare i biglietti:

  • Cartoleria Tirrena corso Mazzini, 87
  • Cafe’ Trinità corso Mazzini, 235/237
  • Caffe’ D’Essai piazza De Marinis, 8
  • Punto Ricarica Betwin360 corso Mazzini, 256
  • Cartoleria Jolly via T. Di Savoia, 20
  • Al Caffè via L. Siani, 12
  • Bar Daniel’s via Garzia 49/51

IL BOTTEGHINO TRIBUNA STADIO APERTO SABATO DALLE ORE 12:30.

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

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100X100 CAVESE di Fabrizio Prisco: “ALLE ORIGINI DEL MITO”

Nel 1920 Cava de’ Tirreni era una ridente cittadina con poco più di venticinquemila abitanti. Anche a Cava la propaganda interventista tra il 1914 e il 1915 aveva suscitato ampio consenso e in tanti erano partiti volontari per contendere all’Austria le terre irredente. La nostra città pagò un notevole tributo alla Grande Guerra: 244, tra fanti e ufficiali, furono le vittime cavesi sul fronte nordorientale. Altri 105 metelliani morirono successivamente per le ferite, mentre molti portarono sul proprio corpo fino alla fine dei loro giorni le mutilazioni e i segni dei duri giorni passati in trincea. La vita però doveva andare avanti e, pur tra mille difficoltà, i giovani che prima del conflitto si erano dedicati alle prime pratiche sportive ripresero con entusiasmo le varie attività, anche quelle pionieristiche e non riconosciute dalle rispettive federazioni. Uno di questi, Francesco Pagliara, era uno studente iscritto alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Napoli. Nato nel 1900, a 17 anni era stato chiamato alle armi, ma era riuscito a sopravvivere, ritornando sano e salvo dai suoi cari. Quando verso la fine dell’estate del 1920 Francesco Pagliara scrisse su alcuni fogli protocollo una sorta di diario dal titolo “Il passato, il presente e l’avvenire dell’U.S. Cavese”, non sapeva che sarebbe entrato nella storia. Il suo resoconto è infatti il primo documento ufficiale che attesta la nascita della squadra della nostra città.
“L’Unione Sportiva Cavese – racconta Pagliara – sorse negli ultimi giorni di maggio dell’anno precedente per opera di un volenteroso gruppo di giovani, sotto i più lieti auspici e con le più rosee speranze”. L’atto di fondazione di quella che inizialmente sarà una vera e propria polisportiva venne redatto il 25 maggio 1919 nello studio del ragionier Pietro Punzi in Corso Umberto I, al numero 140 di Palazzo Guida. L’attività della polisportiva metelliana per i suoi atleti prevedeva la partecipazione a gare ciclistiche, podistiche, automobilistiche, di scherma e di ginnastica, nonché l’organizzazione di escursioni sui monti e sulle colline della nostra valle. Il calcio, a poco a poco, prese piede tra i soci e come in tutta la penisola divenne il fiore all’occhiello. Il nome di Pietro Punzi, come quello di Francesco Pagliara, tornerà spesso nei documenti ufficiali dei primi anni dell’U.S. Cavese. Nel 1920 Pietro Punzi, figlio di Francesco e Elsa Avallone, nato a Vietri sul Mare, socio specializzato in ciclismo e scherma, come attesta un’elegante tessera in pelle marrone perfettamente conservata, ricopriva la carica di Presidente, mentre Francesco Pagliara era il Direttore Sportivo.
Secondo la testimonianza di Pagliara, la prima uscita calcistica della neonata U.S. Cavese avvenne ai primi di agosto del 1919 a San Severino contro la Salernitana, in occasione della Coppa della Marchesa Imperiali. A sorpresa i giovani footballers cavesi, sotto di due reti, riuscirono a rimontare e a battere i più accreditati rivali, portando a casa il prestigioso trofeo. All’inizio i giovani di Cava praticavano il gioco del calcio in Piazza San Francesco. Su delibera della Giunta Comunale, l’U.S. Cavese effettuava a San Francesco tre allenamenti alla settimana, mentre la domenica pomeriggio si tenevano agguerrite sfide amichevoli con compagini della zona che richiamavano un pubblico sempre più folto. Soltanto due anni dopo, il 22 maggio 1921, nei pressi della stazione ferroviaria e dell’attuale Via Vittorio Veneto, venne inaugurato un magnifico campo sportivo, su un terreno generosamente donato dal cavalier Michele Coppola, ricco industriale cavese. Don Michele e il figlio Eugenio furono due figure importantissime per gli albori del calcio metelliano. La gente di Cava con una sottoscrizione popolare senza precedenti si mobilitò per la costruzione dell’impianto che venne ribattezzato “Campo Sportivo Arena”, in onore del torrente che scorreva nelle vicinanze. I lavori durarono quasi dieci mesi. Per l’inaugurazione fu invitata la squadra del Naples, che si apprestava di lì a poco a disputare le Finali Sud del Campionato Nazionale di calcio 1920/21 in seguito alla squalifica della Puteolana. Davanti al numeroso pubblico festante i partenopei si imposero per 5-1 sui volenterosi e combattivi cavesi che scesero in campo con il seguente undici: Garzo, Avigliano, Marcello Garzia, Pagliara I, Iovane, Mario Luciani, Pagliara II, Ettore De Juliis, Vittorio Garzia, Valvo e Carleo. La rete della bandiera metelliana fu di Pagliara II.
Con la costruzione del Campo Sportivo Arena il football divenne ben presto uno degli sport più popolari a Cava. La costola calcistica dell’U.S. Cavese si organizzò senza lasciare nulla al caso. Si moltiplicarono gli allenamenti e le partite amichevoli, riservate alle prime e alle seconde linee, i cosiddetti “boys”. Il 24 luglio 1921 i metelliani si recarono addirittura in trasferta in Sicilia per affrontare l’U.S. Messinese. In Riva allo Stretto la Cavese rimediò una dignitosa sconfitta per 2-0 e fu accolta con tutti gli onori del caso nel corso di un prestigioso ricevimento nei saloni del Municipio peloritano. Nel mese di agosto a Napoli fu costituita la Federazione Calcio Sud Italia. L’U.S. Cavese vi aderì con grande entusiasmo, mentre in rappresentanza del movimento cittadino Alberto Accarino fu eletto tra i membri del Comitato calcistico campano. Per prendere parte al Campionato di I Categoria la Cavese dovette superare la concorrenza della Nocerina. All’andata, il 16 ottobre 1921, a Nocera i padroni di casa vinsero per 3-1. Nel ritorno, il 23 ottobre, al Campo Arena Cavese e Nocerina pareggiarono 2-2, ma l’arbitro Cammarota di Pozzuoli annullò il gol del 3-2 dei metelliani in seguito alle proteste e alle minacce degli ospiti. La Cavese presentò regolare reclamo, ma il Comitato regionale campano in un primo momento omologò il risultato, poi escluse entrambe le società dalla competizione per punire le intemperanze delle rispettive tifoserie.
Nel 1922 Cavese e Nocerina si incontrarono nuovamente per essere ammesse al Campionato di I Categoria, che di lì a poco si sarebbe chiamato Campionato Nazionale di Seconda Divisione. Il 21 maggio del 1922 a Nocera le due squadre non andarono oltre l’1-1. I tifosi molossi furono protagonisti di altre intemperanze e obbligarono l’arbitro ad annullare il gol del vantaggio cavese messo a segno dal forte centravanti Vittorio Garzia, già autore della prima marcatura. Al ritorno a Cava, sette giorni dopo, non si andò oltre lo 0-0. Il 4 giugno a Bagnoli si sarebbe dovuto disputare uno spareggio, ma la Nocerina dopo una settimana di polemiche e di accuse non si presentò, e la Cavese così conquistò senza fatica il diritto di partecipare alla Seconda Divisione. Ai primi di luglio i giocatori metelliani, rinforzati da qualche nuovo elemento, su tutti Giovanni Gallina, attaccante del Casale campione d’Italia nel 1914 che vantava due presenze in Nazionale, si ritrovarono al Campo Arena per riprendere gli allenamenti. L’U.S. Cavese nel frattempo si era strutturata anche a livello dirigenziale: Gaetano Iovane era stato eletto Presidente, mentre Enrico Freda, Ernesto Cesaro, Alfonso Rodia, Gaetano Landri e Alberto Accarino formarono una vera e propria commissione per seguire la parte sportiva e gli atleti in vista del nuovo e più impegnativo campionato.
In città l’interesse attorno alla squadra cresceva di giorno in giorno. I dirigenti metelliani decisero così di rinforzare ulteriormente la squadra e ingaggiarono altri elementi di esperienza del calibro di Capra, Schia, Raffaelli, Fruggeri e Bensi. Tra questi il più forte era sicuramente Pietro Bensi. Nato a Valenza in Piemonte il 21 febbraio 1898, Bensi era un centromediano dotato di un fisico statuario e di un notevole temperamento che divenne ben presto il capitano della Cavese e il suo trascinatore in campo. In seguito ad una successiva ristrutturazione dei campionati da parte della Federazione, l’U.S. Cavese neopromossa in Seconda Divisione fu invitata dalla Lega Sud ad iscriversi direttamente in Prima Divisione. La notizia, diffusa in città il 31 ottobre del 1922, fu accolta con scene di giubilo tra gli sportivi in Piazza Duomo. La società decise allora di ingaggiare altre tre pedine per essere ancora più competitiva: il portiere Finizio dalla Salernitana e i due attaccanti settentrionali Cresta e Bruna.
Il 26 novembre 1922 all’esordio in Prima Divisione lo Stabia violò il Campo Arena per 4-2. La Cavese era scesa in campo con il seguente undici: Garzo, Fruggeri, De Juliis, Iovane, Bensi, Luciani, Schia, Garzia, Bruna, Fresta, Carleo. Prima della seconda partita a Agnano contro l’Internaples, club nato dalla fusione di Internazionale e Naples, a Cava arrivò un altro rinforzo, il difensore Rossetti. Rossetti si integrò alla perfezione con i nuovi compagni e contro l’Internaples fu protagonista di una partita gagliarda. La Cavese si impose a sorpresa per 2-1 grazie ad una rete nel finale di Vittorio Garzia, attaccante dotato di grande tecnica e capace di ubriacare gli avversari con le sue finte imprevedibili. La prestigiosa vittoria però non fu omologata dal Comitato Campano per una serie di irregolarità nei tesseramenti di Cresta, Finizio, Bruna e Carleo. Alla Cavese fu data la sconfitta a tavolino e a nulla valsero le proteste dei dirigenti metelliani che proclamarono in tutte le sedi la propria buona fede. Fu un colpo basso ai danni di una società giovane e che non vantava, rispetto ai più esperti napoletani, nessun rappresentante nelle stanze dei bottoni. Una lacuna che, per fortuna, molto presto sarebbe stata colmata.
Il campionato dell’U.S. Cavese andò avanti tra alti e bassi e si concluse il 18 marzo 1923 con una sonora sconfitta sul campo di Torre Annunziata contro il fortissimo Savoia. Un mese prima però la nostra città fu sconvolta da una autentica tragedia: il capitano Pietro Bensi, idolo dei tifosi, fu ucciso in un agguato in un elegante albergo del centro di Napoli. Bensi si era invaghito di una nobildonna partenopea e dietro il delitto ci furono certamente ragioni passionali. Il fatto di sangue fu messo subito a tacere perché l’amante di Bensi era molto conosciuta. Il delitto rimase senza colpevoli e anche alla Cavese fu suggerito di lasciar perdere. I metelliani perdevano così la loro guida in campo e il loro elemento più rappresentativo. Un colpo durissimo che avrebbe avuto ripercussioni anche nel campionato successivo. Al posto di Bensi che ricopriva il duplice ruolo di giocatore-allenatore fu chiamato l’esperto Alberto Accarino. Prima dell’inizio della stagione la Cavese conquistò una prestigiosa vittoria sul campo del Savoia. Fu un exploit notevole che a Cava ricordarono con piacere negli anni a venire e che difficilmente sarebbe stato ripetuto.
Il campionato 1923/24 di Prima Divisione fu caratterizzato da diverse partite turbolente. I due derby con la Salernitana, l’11 novembre al Campo Arena e il 16 dicembre 1923 in Piazza D’Armi a Salerno, furono vinti dalla Cavese al termine di due autentiche battaglie in campo e sugli spalti. A Salerno, in particolare, la Cavese si impose per 1-0 con la rete di Tavella, ma si registrarono gravissimi incidenti. Altri tafferugli scoppiarono a Cava il 20 gennaio 1924 durante la gara con lo Stabia. Gli stabiesi vinsero a tavolino per 2-0, l’U.S. Cavese fu multata di 500 lire e il Campo Arena fu squalificato per un mese. Fu un colpo letale per i sogni di gloria dei metelliani che chiusero il girone campano di Prima Divisione al terzo posto, alle spalle di Savoia e Internaples, ma davanti a Bagnolese, Stabia e Salernitana. Quell’anno il Savoia, battuto a Cava il 9 marzo in amichevole, arrivò a contendere al Genoa il titolo di Campione d’Italia. La Cavese si impose sugli oplontini per 1-0, con rete di Pio Accarino, ma di lì a poco il club, anche per colpa dei sempre più elevati costi di gestione, sarebbe andato in crisi. A risolvere i problemi e a dare una mano alla società metelliana intervenne il cavaliere Eugenio Coppola, primo dei nove figli di don Michele Coppola, che venne eletto Presidente Regionale del Comitato Campano della Lega Calcio.
Con l’elezione di Eugenio Coppola alla Presidenza del calcio campano, la Cavese venne vista finalmente di buon occhio e guadagnò in stima e considerazione. Non fu un caso che proprio in quell’annata l’U.S. Cavese colse i risultati più prestigiosi della sua giovane storia. Di lì a poco il nome della famiglia Coppola si sarebbe legato in maniera definitiva alla storia del club metelliano. Il 23 novembre 1924 infatti, in occasione di un’amichevole con il Messina, sulle maglie blu notte della Cavese (fornite qualche anno prima da Alfonso Cesaro, noto commerciante locale di lana e filati) comparve un’aquila bianca. La stessa che campeggia ancora oggi all’ingresso di Palazzo Coppola, nel salotto buono della nostra città. Come racconta magistralmente Raffaele Senatore nel suo prezioso volume (Unione Sportiva Cavese – 90 anni di passione bleu foncé, Editrice San Gerardo, 2000), “un’aquila bianca si era posata sul petto delle belle maglie bleu foncé dell’Unione Sportiva Cavese, decorandole della sua invitta e regale nobiltà”. In un pomeriggio di novembre di 94 anni fa, nella nebbia del tempo e dei ricordi, nacque il mito degli Aquilotti. Un mito che ancora oggi ci fa battere il cuore.

Fabrizio Prisco

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