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PAREGGIO JUNIORES CON IL SAVOIA, VINCE U15 REG

Pareggio per 1-1 per la Juniores al Desiderio con il Savoia questo pomeriggio con una rete di Monaco che rimonta l’iniziale svantaggio.

Vince, invece, per 3-0 l’Under 15 Regionale ad Agnano contro la Damiano Luongo con i gol di Stromboli, Longobardi e Pagano. 

Vittoriq anche per l’Under 16 Regionale che in trasferta vince per 7-0 contro la Pianeta Napoli: Pepe 2, Murolo 2, Cacciapuoti, Puzone, Scemino i marcatori. 

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

 

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LUTTO CAVESE: SI È SPENTO ANDREA GISMONDI EX CALCIATORE SETTORE GIOVANILE

La Cavese 1919 srl nella persona dell’Amministratore Unico Massimiliano Santoriello, il Presidente Fariello e tutte le componenti della Società e i tesserati tutti, piangono la prematura scomparsa del diciassettenne ed ex calciatore Andrea Gimondi, tesserato per il settore giovanile biancoblu nella scorsa stagione.

Ai genitori ed ai familiari del ragazzo la nostra vicinanza in questo tragico momento.

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

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LA BERRETTI SFIORA IL COLPACCIO AL MENTI RAGGIUNTA NEL FINALE

Sfiora la vittoria la Berretti di mister Luciano oggi al Romeo Menti di Castellammare di Stabia. Contro le vespe gli aquilotti sfoderato una grande prestazione e vanno per due volte in vantaggio. A metà primo tempo Guida va in gol per il meritato vantaggio biancoblu, ripreso prima della fine da Fontanella.

Nel secondo tempo porta ancora avanti i suoi Di Dato dagli undici metri. Poco dopo il direttore di gara concede un calcio di rigore ai gialloblè e doppia ammonizione per il capitano Fortunato. In dieci nel finale portano a casa un prezioso e meritato 2-2.

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

 

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MODICA CONVOCA 23 AQUILOTTI PER DOMANI CON IL RENDE

Fella e compagni hanno svolto la rifinitura questo pomeriggio al Simonetta Lamberti: domani ore 20:30 match casalingo con il Rende.

Tumbarello ha svolto lavoro personalizzato e si unirà ai compagni alla ripresa. Landri, Di Dato, Bisogno e Di Fazio aggregati alla Berretti.

Portieri: 1 Vono, 22 De Brasi

Difensori: 2 Palomeque, 3 Silvestri, 5 Manetta 19 Licata, 23 Bruno, 27 Inzoudine, 29 Lia

Centrocampisti: 4 Migliorini, 8 Favasuli, 11 Fella, 15 Mincione, 16 Buda, 17 Logoluso, 20 Bettini

Attaccanti: 7 Rosafio, 9 Sciamanna, 10 De Rosa, 18 Flores Heatley, 24 Agate, 25 Zmimer, 30 Dibari

Indisponibili: Nunziante, Tumbarello

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

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AMARCORD IN BIANCOBLU: CAVESE-RENDE

La prima volta che i calabresi del Rende furono ospiti sul terreno dell’allora Comunale di Cava de’ Tirreni fu nella stagione del 1979/80 in Serie C1 e la compagine aquilotta non andò oltre un pareggio a reti inviolate. Uno 0-0 che accontentò le ambizioni di entrambe le squadre. Nella stagione successiva invece la Cavese ottenne il primo successo ai danni dei calabresi di misura, grazie ad un gol di testa del “rosso” Adriano Polenta, al suo primo ed unico gol stagionale. Giocatore che era stato prelevato dall’Osimana in Serie C2 e poi rivenduto al Pescara.
Tuttavia, le due formazioni si ritrovarono non prima della stagione del 1986/87, quella in cui la Cavese ritornò in Serie C2 ed il match del Simonetta Lamberti finì ancora una volta con un nulla di fatto. La Cavese avrebbe poi raggiunto la salvezza ed il Rende quindi retrocesso in Serie D.

Una nuova sfida si ripresentò poi dopo tantissimi anni nel Campionato di Serie C2 del 2004/2005, con la Cavese che prevalse di misura con un gol di Scichilone in una partita giocata a porte chiuse, dopo gli incidenti che erano occorsi in quel di Taranto. Scichilone risolse anche quel match come in altre occasioni nel corso di quella stagione. Tuttavia, nella stagione successiva ancora in Serie C2 le due formazioni furono inserite in raggruppamenti diversi e dunque non si affrontarono.

Ad ogni modo le squadre tornarono avversarie in Serie D nella stagione del 2013/2014 e la Cavese questa volta si impose largamente per 3-0 nella prima giornata del campionato. Reti di Borrelli al 27’ (nella su unica marcatura in bianco blu, in quanto poi vittima di un grave infortunio), raddoppio di Ciro Manzi al 43’, cavese doc ed abile negli inserimenti offensivi e quindi rete conclusiva del bomberino Pisani nella ripresa.
La prima ed unica sconfitta invece la Cavese la subì per mano traumatica dal Rende nella stagione del 2015/2016, con i calabresi che in un match decisivo per la Cavese ai fini della promozione diretta si imposero con uno 0-3, gol di 13’ Musca, 24’ Actis Goretta, 90’ Kyeremateng. Nell’ultima sfida in campionato poi del 2016/2017 ancora in Serie D Cavese e Rende hanno impattato per 2-2 in una partita molto bella e combattuta. Vantaggio di Gabrielloni al 6’ del primo tempo, quindi pareggio dell’argentino Actis Goretta al 52’, nuovo vantaggio della Cavese con Celiento al 62’ e quindi definitivo pareggio ancora di Actis Goretta al 68’.

Vincenzo Paliotto

Scichilone

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CAMBIO ORARIO PROSSIME PARTITE

Diversamente da quanto comunicato nei giorni scorsi, la Lega ha ufficializzato alcune variazioni di orario richieste dalla 14^ alla 18^ giornata di campionato:

  • Catanzaro-Cavese domenica 2 dicembre ore 14:30
  • Cavese-Potenza domenica 9 dicembre ore 14:30
  • Reggina-Cavese mercoledì 12 dicembre ore 20:30
  • Cavese-Monopoli domenica 16 dicembre ore 16:30
  • Catania-Cavese domenica 23 dicembre ore 14:30

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

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SABATO ORE 20:30 CAVESE-RENDE: INIZIA LA PREVENDITA

Inizia la vendita dei biglietti per la partita Cavese-Rende di sabato 24 Novembre ore 20:30 stadio Simonetta Lamberti. 

Comunichiamo, inoltre, ai nostri tifosi che per acquistare i biglietti, è necessario esibire un documento di identità valido all’acquisto e allo stadio ai varchi di ingresso.

Prezzi per settori aperti:

  • Curva Sud “Catello Mari” 8 euro (ridotto 6 euro*)
  • Tribuna Scoperta 15 euro (ridotto 12 euro*)
  • Tribuna Laterale Coperta 20 euro (ridotto 17 euro*)
  • Tribuna Centrale Coperta Hospitality 35 euro (ridotto 30 euro*)
  • Ospiti 8 euro

*biglietti ridotti per Over70 (adulti che non hanno compiuto il settantesimo anno di età), Donne, Under 18 (ragazzi/e che non hanno compiuto il diciottesimo anno di età) e accompagnatori diversamente abili.

Ingresso gratuito per gli Under 12 (che non hanno compiuto il dodocesimo anno di età). 

Per i diversamente abili il settore loro dedicato è la Tribuna Scoperta. 

Le rivendite autorizzate per acquistare i biglietti:

  • Cartoleria Tirrena corso Mazzini, 87
  • Cafe’ Trinità corso Mazzini, 235/237
  • Caffe’ D’Essai piazza De Marinis, 8
  • Punto Ricarica Betwin360 corso Mazzini, 256
  • Cartoleria Jolly via T. Di Savoia, 20
  • Bar Enotrio via A. Sorrentino 5
  • Al Caffè via L. Siani, 12
  • Bar Daniel’s via Garzia 49/51
  • Insomnia Caffè via U. Mandoli 18
  • Givova Store via E. Talamo 13
  • News Cafe’ corso Palatucci 33
  • Uff. Gustaminori Largo S. Pastai (Minori)

IL BOTTEGHINO TRIBUNA STADIO APERTO SABATO DALLE ORE 18:30.

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

 

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100X100 CAVESE di Fabrizio Prisco: LA LEGGENDA DELLO SFONDARETI

Non sono mai stato bravo con i piedi. Quando frequentavo le medie, verso la fine degli anni Ottanta, nelle partitelle tra coetanei nel cortile della scuola, o in quelle del rione, i più grandi mi mettevano sempre in difesa. “Non far passare nessuno” mi dicevano, anche con un tono un po’ brusco. E io facevo quello che potevo, con le buone o con le cattive. Di pomeriggio, dopo aver finito i compiti, i compagni mi venivano a citofonare e andavamo a giocare nel campetto di fronte a Villa Alba, prima del ponte dei Carabinieri. Il fondo era in cemento ed era durissimo, non c’erano nemmeno le porte, ma per noi andava benissimo. Bastava ci fosse un Super Santos o il mitico Tango, e si cominciava: eravamo capaci di andare avanti ad oltranza, fino a quando per via dell’oscurità dovevamo smettere, o fino a quando all’ora di cena qualche mamma disperata ci veniva a chiamare per riportarci a casa.
Ognuno di noi era conosciuto con un nomignolo. Solitamente i più bravi venivano identificati con i calciatori più forti del momento. Ad esempio, nel nostro gruppo, avevamo uno che per la sua capigliatura folta e riccioluta assomigliava a “Gullìt”, con l’accento rigorosamente sulla i. Ma c’era anche un ragazzo dalla pelle scura che sapeva accarezzare la palla come Pelè: noi lo chiamavamo “O’ Rey”, proprio come il campione brasiliano. Io ero conosciuto con lo pseudonimo di “Pal ’e fierro”, il soprannome di Bruscolotti, il mitico terzino del Napoli del primo scudetto. Come lui non ero molto dotato tecnicamente, ma tutti mi temevano perché nei contrasti ero un osso duro e non era facile superarmi. Uno degli attaccanti più pericolosi in queste sfide all’ultimo sangue era un ragazzino che si faceva chiamare “Levratto”. Era rapido e sgusciante ed era dotato di un tiro forte e preciso. Quando veniva dalle tue parti dovevi cercare di non perdere di vista il pallone, altrimenti ti fregava: in un attimo ti faceva un tunnel o ti ubriacava con un paio di finte e poi riusciva a centrare la porta, anche da posizione defilata. “Levratto” abitava a Pregiato e non lo vedevamo spesso. Quando si presentava al campetto di Villa Alba, però, facevamo a gara per inserirlo nella nostra squadra, perché ti garantiva minimo minimo 5 o 6 gol a partita.
Sinceramente non avevo mai sentito parlare di questo Levratto. Sicuramente doveva essere un bomber del passato, perché in serie A o in serie C/2, nel girone della Cavese, non c’era nessuno con quel nome. Un pomeriggio, allora, approfittando di un momento di pausa tra una partita e un’altra, mi avvicinai al ragazzo di Pregiato e gli chiesi senza alcun indugio chi fosse il suo idolo misterioso.
– Come, non conosci Levratto? – fece lui, guardandomi con un’espressione meravigliata – è stato uno dei più forti attaccanti della Nazionale negli anni venti e ha giocato anche nella Cavese…
– Ha giocato nella Cavese? – risposi incredulo – stai scherzando? E quando?
– Verso la fine degli anni trenta. E ci ha fatto vincere anche un campionato. Ma facciamo una bella cosa. Domani pomeriggio ti porto da mio zio che sa tutto di lui e ti faccio raccontare la sua storia. Io la conosco a memoria, ma non mi stanco mai di sentirla.
L’indomani io e “Levratto”, come pattuito, non ci presentammo al campetto di Villa Alba. Avevamo di meglio da fare. Ci demmo appuntamento a Pregiato, nella piazzetta di San Nicola, e andammo a trovare lo zio che gestiva una vecchia autorimessa, proprio da quelle parti. Non appena entrammo in quel luogo, mi resi conto immediatamente di trovarmi in una specie di museo biancoblù. Ai muri dell’autorimessa infatti erano appesi diversi poster della Cavese, di tutte le epoche. C’era la squadra di Lojacono che nel 1976/77 era ritornata in C, quella mitica di Santin con la maglia gialla che nel 1980/81 aveva conquistato la promozione in B, quella del 1985/86 con Urban e Rovani, e poi una serie infinita di ritagli di giornale con formazioni, tabellini e fotografie. Di Levratto però nessuna traccia. Mentre guardavo con ammirazione il materiale custodito gelosamente ed esposto con tanto amore per i clienti dell’autorimessa, un signore sulla settantina ci venne incontro e ci accolse con grande calore.
– Piacere, Armando – mi disse porgendomi la mano – vuoi sapere chi era Levratto, vero? Mio nipote mi ha parlato di te. Andiamo di là, nel mio ufficio, così ci mettiamo comodi, e ci facciamo una bella chiacchierata…
La prima cosa che fece lo zio di “Levratto”, una volta entrati nel suo ufficio, dopo averci fatto accomodare su due sedie di legno un tantino mal ridotte, fu tirare fuori il suo portafoglio dalla tasca dei calzoni per mostrarci due autentiche reliquie che portava sempre con sé: il biglietto del derby con la Salernitana del 28 ottobre 1979, quello vinto 2-1 dagli Aquilotti grazie ad una rete di Enrico Viciani; e una figurina Panini ingiallita degli anni Sessanta, raffigurante una vecchia gloria in maglia azzurra, Virgilio Felice Levratto, attaccante della Nazionale. Ecco chi era il vero Levratto! Finalmente vedevo il suo volto: aveva una mascella pronunciata, un sorriso deciso, i capelli impomatati con la riga sul lato e mi dava l’idea di uno che sapeva il fatto suo e che non aveva paura di nulla. Lo zio di “Levratto” appoggiò la figurina sulla scrivania, e l’accarezzò come se avesse davanti un uomo in carne e ossa. Poi cominciò a parlare.
– Ero poco più grande di voi quando vidi per la prima volta dal vivo Levratto. Era il 1939 e la Cavese militava in Prima Divisione. Da pochi mesi a Cava era stato costruito il nuovo campo sportivo, intitolato alla memoria di Franco Palmentieri, un nostro concittadino che si era arruolato volontario in Spagna per combattere al fianco del Generale Francisco Franco, e che era caduto un paio di anni prima a Guadalajara. Da quando nel 1929 il campo Arena era stato abbattuto per costruire una variante alla statale 18, che congiungesse la Ferrovia con la zona che oggi porta alle spalle di Via Mazzini, a Cava si era tornati a giocare a calcio in Piazza San Francesco, e la Cavese era scomparsa sia per motivi economici, sia perché non disponeva più di un campo regolamentare per le gare ufficiali. Ma nella nostra amata valle nessuno aveva messo da parte la passione per il football: fu così che grazie al contributo di tantissimi soci, oltre 400, nel giro di qualche anno, venne edificato un nuovo impianto che poteva contenere 5000 spettatori e che venne inaugurato il 14 giugno del 1939, in occasione di una partita contro l’U.S. Pompeiana. Il “Palmentieri”, che oggi non esiste più, distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, sorgeva in pieno centro, in mezzo ai palazzi, tra Via Canonico Avallone, via Canale, e l’attuale via XXIV Maggio. Dal lato del Borgo Scacciaventi c’era il settore “prato”, mentre dalla parte opposta, era stata eretta una capiente tribuna in legno che dava le spalle a Monte Finestra. Quando giocava la Cavese il campo era sempre gremito, così come erano pieni i balconi che affacciavano sul terreno di gioco. In occasione delle gare di cartello qualcuno si arrampicava persino sugli alberi che circondavano il “Palmentieri”, pur di vedere all’opera i calciatori con l’aquila sul petto. Spinti dall’entusiasmo per il nuovo impianto di gioco, la dirigenza metelliana capeggiata dal presidente Vincenzo Luciano, Maggiore della Milizia fascista, fece un notevole sforzo economico e per la stagione 1939/40 costruì una squadra di tutto rispetto. Dal Savoia giunsero i fortissimi Vetrò, Albergatore e Borza, ma il fiore all’occhiello fu l’acquisto nella duplice veste di giocatore/allenatore di Felice Levratto, ex attaccante del Vado, del Genoa, dell’Inter, della Lazio e della Nazionale. Il suo ingaggio venne accolto dagli sportivi di Cava con notevole entusiasmo. Levratto, a 35 anni, era ormai a fine carriera, ma fisicamente si manteneva bene e in campo aveva ancora tanto da dire. Mio padre mi portò subito a vederlo al “Campo Palmentieri” e io rimasi folgorato. In breve tempo divenne il mio giocatore preferito. Grazie ai suoi consigli e ai suoi gol, la Cavese vinse il campionato di Prima Divisione e fu promossa in serie C, superando la concorrenza di Casertana, Salernitana, Pompeiana e Bagnolese.
Il racconto di don Armando mi aveva rapito.
– Era veramente così forte, Levratto? gli chiesi, desideroso com’ero di conoscere altri aneddoti su quel centravanti favoloso.
– Forte? Era fortissimo! – continuò con gli occhi sognanti l’anziano garagista – pensa che aveva un sinistro così potente che bucava le reti avversarie nel vero senso della parola. Durante la sua carriera è capitato sette volte. Tutti lo conoscevano come lo “sfondareti” e il Quartetto Cetra, celebre complesso musicale degli anni Cinquanta e Sessanta, nel 1959 gli dedicò anche una canzone, intitolata “Che centrattacco”. Levratto era nato a Carcare, in provincia di Savona, il 26 ottobre del 1904, secondo di quattro fratelli. Il padre, Antonio, faceva il calzolaio; la madre, Angela, la casalinga. Da ragazzo iniziò a giocare nel Vado e condusse la squadra della piccola cittadina ligure alla conquista della Coppa Italia nel 1922. In finale contro l’Udinese il centravanti realizzò il gol decisivo con un formidabile tiro da fuori area che superò il portiere e strappò la rete della porta. L’arbitro, prima di convalidare il punto e decretare la vittoria del Vado, dovette far recuperare il pallone che si era stampato su uno dei piloni dello stadio. Quel giorno nacque il mito di Levratto. Passato al Genoa, in un baleno divenne lo spauracchio dei portieri avversari. Si dice che avesse un sinistro così potente perché da ragazzo si allenava con un pallone durissimo, fatto di stracci e di frattaglie che gli aveva confezionato un macellaio amico del padre. In breve tempo venne convocato in Nazionale. In maglia azzurra collezionò 28 presenze, segnando 11 gol. Partecipò alle Olimpiadi di Parigi del 1924 e di Amsterdam del 1928, durante le quali vinse la medaglia di bronzo. A Parigi, Levratto che all’epoca giocava nel Vado e non aveva ancora compiuto venti anni, divenne celebre per un altro episodio che merita di essere raccontato. Il 29 maggio 1924 l’Italia, in una gara valida per gli Ottavi di Finale dei Giochi Olimpici, si trovò ad affrontare il Lussemburgo. Sul punteggio di 2-0 per noi, Levratto, servito da Baloncieri, con una cannonata delle sue, colpì in pieno volto il portiere avversario Bausch che ricadde all’indietro esanime in una pozza di sangue. “Dio mio, l’ho ammazzato!” pensò l’attaccante della Nazionale e si mise le mani tra i capelli pieni di brillantina. Per fortuna non era accaduto nulla di irreparabile. Bausch in realtà, al momento del tiro, aveva semplicemente la lingua tra i denti e il colpo tremendo che aveva subito gliene aveva reciso un pezzetto. Ecco il motivo di tutto quel sangue. Poiché a quei tempi non esistevano le sostituzioni, Bausch venne medicato alla meno peggio e riprese il suo posto tra i pali. Il destino volle che cinque minuti dopo Levratto arrivasse di nuovo dalle sue parti, tutto solo e pronto a calciare verso la porta. Ma il centrattacco non fece in tempo a caricare il suo potente sinistro, che il portiere abbandonò la porta e scappò via a gambe levate. Levratto allora si mise a ridere e per non umiliare l’avversario, comprendendo il suo stato d’animo, calciò fuori la palla, tra gli applausi del pubblico. Anche nel 1928, alle Olimpiadi di Amsterdam, nella semifinale contro l’Uruguay, un suo sinistro dai venti metri bucò la rete della porta avversaria. La Celeste vinse comunque per 3-2 e si aggiudicò poi il torneo, ma Levratto fu eletto miglior giocatore della manifestazione. L’unico rammarico di quell’atleta poderoso fu il fatto che non riuscì mai a vincere lo Scudetto da giocatore, nonostante la caterva di reti segnate con le maglie di Vado, Verona, Genoa, Inter, Lazio e Savona. A Cava rimase per un paio di anni e ci condusse al trionfo con innegabile maestria e con l’entusiasmo e la classe propria dei grandi campioni. Uno dei gol più belli che Levratto firmò con la casacca della Cavese fu quello rifilato alla Scafatese alla fine di marzo del 1940. Fu un gol determinante per la vittoria del campionato. Io ero sugli spalti del “Campo Palmentieri”, in compagnia di mio padre. Se chiudo gli occhi mi pare di avere ancora davanti agli occhi quella meraviglia…
Don Armando si fermò all’improvviso e scattò in piedi, come se stesse tornando davvero indietro di quasi cinquant’anni.
– Il “Palmentieri”, pieno in ogni ordine di posto, freme. La Scafatese, non si sa come, è in vantaggio per 2-1. Noi attacchiamo, ma non riusciamo a segnare. Siamo alla metà del secondo tempo: Levratto si procura un calcio di punizione al limite dell’area. E’ lo stesso attaccante in maglia blu che si porta sul punto di battuta. Parte Levratto, il sinistro potentissimo non dà scampo al portiere avversario, RETE! RETE! RETE!, pareggio della Cavese! Il pubblico è in visibilio! Levratto esulta, ma incoraggia ancora i suoi: non è finita, bisogna provare a vincere. La Cavese si riversa nella metà campo della Scafatese, ormai è un assedio. Mancano tre minuti al termine, ancora Levratto serve Vetrò, tiro, RETE! RETE! RETE!, 3 a 2, 3 a 2. VINCIAMO! VINCIAMO! VINCIAMO NOI!!!
L’urlo di don Armando aveva fatto tremare la vetrata dell’ufficio dell’autorimessa. Il vecchio garagista era in trance agonistica come se fosse un atleta, sbraitava e sbatteva i pugni sulla scrivania. Noi lo guardavamo a bocca aperta. Poi, improvvisamente, si calmò e si sedette, rientrando in sé.
– Scusatemi ragazzi – ci disse – ma mi faccio sempre prendere. Levratto era il mio idolo quando avevo più o meno la vostra età. Chi ti regala certe emozioni rimane per tutta la vita nel tuo cuore, non riesci a dimenticarlo. La Cavese poi è “‘na malatia”, ma questo lo sapete già…Tornando a Levratto e alla sua avventura a Cava, non solo fu l’artefice principe del ritorno in C, ma rimase anche l’anno successivo sulla nostra panchina, vestendo principalmente i panni di tecnico. Disputammo un buon torneo e ci piazzammo al settimo posto, togliendoci la soddisfazione di fermare sul pareggio la Salernitana e la capolista Terni che poi avrebbe vinto il campionato. Al termine della stagione, Levratto ci salutò e andò ad allenare lo Stabia. Al suo posto fu promosso il centromediano Cipriani che aveva giocato in serie A con la maglia della Roma. Quando Levratto venne a giocare a Cava con la squadra di Castellammare il pubblico gli tributò un meritato applauso…
Don Armando si alzò nuovamente in piedi davanti alla scrivania e smise di parlare. Stavolta aveva gli occhi lucidi. Poi si lasciò cadere sulla sedia e ci sorrise. Io e “Levratto” ci guardammo. Avevamo la pelle d’oca.
– Zio ce ne andiamo, ti lasciamo lavorare. Ti abbiamo disturbato abbastanza.
– Grazie, don Armando. Grazie di cuore…
– Buona serata ragazzi, grazie per la visita. Tornate quando volete. E forza Cavese!
Mentre tornavo verso casa, stando attento alle macchine che sfrecciavano lungo via De Filippis, non smettevo di pensare al racconto di don Armando. Ora sapevo chi era veramente Levratto. Finalmente avevo capito perché il mio amico aveva scelto quel soprannome. Il pomeriggio successivo non andai a giocare al campo di Villa Alba. Una volta finiti i compiti, mi recai in via Canonico Avallone e in via XXIV Maggio, per cercare i resti del “Campo Palmentieri” sopravvissuti ai bombardamenti e allo scorrere inesorabile del tempo: la parte del muro di cinta dove era situato il botteghino e il cancello di ferro dal quale accedevano gli spettatori per entrare nel settore “prato”. Mentre mi trovavo dove una volta sorgeva lo stadio, ad un tratto mi sembrò di ascoltare in lontananza l’urlo della folla. Immaginai di vedere all’opera il vero Levratto, nell’atto di usare il suo potente sinistro. Un brivido mi corse lungo la schiena.
Sì, è vero. La Cavese è “’na malatia”, come diceva don Armando. Non c’è età o classe sociale che tenga. Nessuno è immune al fascino della maglia biancoblù. E’ una passione che ci tiene legati alla terra natia e che quando sei avanti con gli anni ti fa ritornare bambino in un attimo. Basta un ricordo, un gol, un racconto, una fotografia. Ecco perché è importante conoscere la storia della nostra squadra e di chi l’ha resa grande. Ecco perché è importante tramandare alle nuove generazioni le gesta di un campione come Levratto e la sua leggenda. Dopo la seconda guerra mondiale il centravanti ligure ritornò a Savona e riprese a fare l’allenatore con alterne fortune. Guidò anche il Messina, il Lecce e, da secondo di Fulvio Bernardini alla Fiorentina, vinse finalmente lo scudetto nel 1955/56. Morì a 64 anni il 30 giugno del 1968 all’Ospedale Civico di Savona. Trascorse gli ultimi giorni tra la vita e la morte. Si dice che prima di spirare, durante il deliquio, si sia messo ad urlare dal letto “Via, via, avanti!”, come se si trovasse su un campo di calcio e stesse incitando i compagni all’attacco. Chissà cosa avrà pensato il malcapitato portiere del Lussemburgo Bausch quando si sarà ritrovato lo “sfondareti” su una nuvola, con un pallone sotto al braccio. Probabilmente sta ancora scappando.

Fabrizio Prisco

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DE ANGELI DI ABBIATEGRASSO ARBITRA SABATO CON IL RENDE AL LAMBERTI

Scelta la terna arbitrale per la partita di sabato ore 20:30 al Simonetta Lamberti contro il Rende.

A dirigere l’incontro ci sarà il signor Paride De Angeli della sezione AIA di Abbiategrasso.

Gli assistenti saranno i signori Michele Dell’Università della sezione AIA di Aprilia e Aristide Rabotti della sezione AIA di Roma 2.

 

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MERCOLEDÌ AMICHEVOLE A CASTEL SAN GIORGIO

Nel programma settimanale di allenamenti di questa settimana, inserita un’amichevole mercoledì a Castel San Giorgio, stadio Comunale Domenico Sessa, contro la Pro Sangiorgese squadra allenata da mister Cuccurullo e militante nel campionato di I Categoria: calcio d’inizio ore 18:30.

Domani e giovedì doppia seduta (9:30 Pregiato e 15 stadio), venerdì la rifinitura pre-partita.

 

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