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MATTINA DI LAVORO A PREGIATO

Cambio di programma per la Cavese, mister Modica ha fatto svolgere una seduta mattutina alla squadra al Desiderio.

È tornato ad allenarsi in gruppo Migliorini. Lorenzo Filippini, da inizio settimana, ha svolto lavoro completo con i compagni.

Terapie e programma di recupero per Damiano Lia, uscito anzitempo nella sfida di Trapani: stiramento all’adduttore inserzione prossimale con edema l’esito degli esami strumentali.

Domani doppia seduta a Pregiato e sabato mattina rifinitura al Lamberti a porte chiuse.

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

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CAVESE-SIRACUSA: BIGLIETTI IN VENDITA

Inizia da oggi la prevendita per Cavese-Siracusa in programma domenica 3 Marzo ore 14:30 al Simonetta Lamberti. 

Comunichiamo, inoltre, ai nostri tifosi che per acquistare i biglietti, è necessario esibire un documento di identità valido all’acquisto ed ai varchi di ingresso dello stadio.

Prezzi per settori aperti:

  • Curva Sud “Catello Mari” 8 euro (ridotto 6 euro*)
  • Tribuna Scoperta 15 euro (ridotto 12 euro*)
  • Tribuna Laterale Coperta 20 euro (ridotto 17 euro*)
  • Tribuna Centrale Coperta Hospitality 35 euro (ridotto 30 euro*)
  • Ospiti 8 euro

*biglietti ridotti per Over70 (adulti che non hanno compiuto il settantesimo anno di età), Donne, Under 18 (ragazzi/e che non hanno compiuto il diciottesimo anno di età) e accompagnatori diversamente abili.

Ingresso gratuito per gli Under 12 (che non hanno compiuto il dodocesimo anno di età). 

Per i diversamente abili il settore loro dedicato è la Tribuna Scoperta. 

Le rivendite autorizzate per acquistare i biglietti:

  • Cartoleria Tirrena corso Mazzini, 87
  • Cafe’ Trinità corso Mazzini, 235/237
  • Caffe’ D’Essai piazza De Marinis, 8
  • Punto Ricarica Betwin360 corso Mazzini, 256
  • Cartoleria Jolly via T. Di Savoia, 20
  • Bar Enotrio via A. Sorrentino 5
  • Al Caffè via L. Siani, 12
  • Bar Daniel’s via Garzia 49/51
  • Insomnia Caffè via U. Mandoli 18
  • Givova Store via E. Talamo 13
  • News Cafe’ corso Palatucci 33
  • Uff. Gustaminori Largo S. Pastai (Minori)

IL BOTTEGHINO TRIBUNA STADIO APERTO LUNEDÌ DALLE ORE 12:30.

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100X100 CAVESE di Fabrizio Prisco: SIMM TURNAT

Sull’autostrada Roma-Napoli le ombre della sera erano calate da un pezzo. Il pullman che trasportava la Cavese procedeva a rilento. Sembrava fosse quasi in pendenza. Era rimasto in panne almeno un paio di volte, tra il disappunto e l’ilarità dei passeggeri. La stessa cosa si era verificata in estate alla partenza per il ritiro di Gubbio. Per uno strano scherzo del destino ora anche il ritorno da Terracina stava diventando davvero infinito. L’autista era costernato, non era colpa sua. Lui era un semplice dipendente della ditta che noleggiava il mezzo sul quale viaggiavano gli aquilotti. Mentre lo stereo trasmetteva una raccolta delle più belle canzoni di Pino Daniele, sull’autobus c’era una grande euforia. Dopo il fallimento del 1991 e i sei anni di purgatorio nelle categorie minori, tre in Eccellenza e tre nel Nazional Dilettanti, battendo all’ultima giornata la compagine laziale guidata da Andrea Chiappini, la Cavese aveva finalmente ottenuto la matematica certezza della promozione in C/2 ed era ritornata tra i professionisti. La gioia, insomma, era più che giustificata.
Quel trionfo lo sentivo in parte un po’ mio. Come corrispondente del quotidiano “La Città” avevo seguito tutte le partite dei biancoblù, in casa e fuori, avevo respirato l’aria dello spogliatoio fin dai primi allenamenti e avevo una certa confidenza con ogni elemento della rosa. Col mio carissimo amico Michele Sica, il fotografo ufficiale della squadra, ne avevamo viste di tutti i colori. All’epoca avevo diciannove anni. Non avendo vissuto i fasti della B, per motivi anagrafici, per me quella vittoria del campionato valeva tantissimo. Anche quel giorno tanto atteso, il 4 maggio 1997, lo avevo trascorso al fianco degli aquilotti, e non poteva essere altrimenti.
A Cava, fin dalle prime luci del mattino, si respirava una certa tensione. Alle dieci le strade brulicavano di gente: davanti ai bar, alla stazione, sotto i portici si parlava esclusivamente di quell’ultima e decisiva partita. L’attesa era spasmodica: quindici pullman e un nugolo di macchine imbandierate si apprestavano a invadere lo stadio di Terracina per la gara dell’anno. Il colpo d’occhio sugli spalti del “Mario Colavolpe”, prima del calcio d’inizio, era stato stupendo: cinquemila cuori in pena avevano riempito il settore distinti dell’impianto. Una lunga striscia d’amore e di colore era pronta ad accompagnare alla vittoria i ragazzi di Eziolino Capuano.
Gli aquilotti, naturalmente, avevano risposto alla grande, e avevano surclassato gli avversari con un 4-1 senza storia. Troppo forte la Cavese, troppo grande la voglia di C/2. Il Terracina fu spazzato via con le reti di Paolo De Rosa, Onelio Tavolieri, Gioacchino Prisciandaro, e Antonio Efficie, il nostro portierone. L’estremo difensore aveva segnato su calcio di rigore. Era stato il pubblico ad acclamarlo, a volerlo sul dischetto. E lui non aveva sbagliato: palla all’incrocio dei pali, come un vero numero dieci, e nulla da fare per il portiere del Terracina Picca. “Salta con noi” gli gridavano durante i novanta minuti, e Antonio Efficie saltava. A conferma di un feeling tra la squadra e i tifosi metelliani, che era cresciuto e si era rinsaldato domenica dopo domenica. Anche nelle difficoltà, che a dire la verità non erano state poche nel corso della stagione. Gli aquilotti avevano ancora il dente avvelenato per quello che era successo sette giorni prima, al Simonetta Lamberti, contro la Sanità. Poteva essere già quella la gara decisiva per la vittoria del campionato, ed invece i napoletani avevano architettato un’incredibile farsa, pur di mettere i bastoni tra le ruote e dare una mano all’Internapoli, il club che si stava giocando con noi la promozione.
Già all’andata, il 15 dicembre 1996, al “San Gennaro dei poveri”, un campo angusto nascosto tra i vicoli del popoloso quartiere partenopeo, alle pendici dell’omonimo ospedale, la Cavese aveva perso incredibilmente per 5-1, praticamente senza combattere. Il tracollo portava le firme del temibile tandem Buoncammino-Caliano: i due attaccanti avevano fatto sfracelli in una difesa mai così arrendevole ed avevano fatto infuriare Capuano. Nel match di ritorno non ci fu alcuna vendetta. Dopo una settimana di colloqui telefonici, prontamente registrati dai dirigenti della Cavese, in cui da Napoli si proponeva di aggiustare il risultato, la domenica i napoletani misero in scena un autentico colpo di teatro. Il pullman della Sanità a Cava non si presentò: arrivò all’uscita dell’autostrada, scortato da una pattuglia di polizia, ma poi fece dietrofront, adducendo seri motivi di ordine pubblico e denunciando una fantomatica aggressione da parte di alcuni tifosi metelliani. Nonostante il giorno dopo i giornali napoletani pubblicassero le foto del parabrezza rotto del pullman, vi posso assicurare che quel giorno non accadde assolutamente nulla. La congiura fu dimostrata facilmente, anche perché l’impeccabile servizio d’ordine organizzato dal vicequestore di Cava Ferraro smascherò la manovra ordita chiaramente per fare un favore all’Internapoli, che sperava nella sconfitta a tavolino della Cavese per riaprire il campionato. Il Giudice Sportivo, viste le prove presentate dai nostri dirigenti, invece, assegnò la sconfitta alla Sanità. In ogni caso i napoletani avevano rovinato la festa ai tifosi aquilotti. Il 27 aprile 1997, davanti ad oltre seimila spettatori, al Lamberti non si giocò alcun big match, ma solamente una semplice partitina d’allenamento tra titolari e riserve. La delusione non scalfì minimamente il morale del gruppo. Ci voleva ben altro per fermare la corsa dei biancoblù.
Non ci era riuscito nemmeno quello sconsiderato che a Isola Liri, tre mesi prima, lanciando una pietra dagli spalti, aveva colpito ad un fianco il guardalinee La Bianca di Molfetta. Mentre il collaboratore di linea era a terra dolorante, l’arbitro sospese la partita. Eravamo all’86’ minuto, sul punteggio di 0-0. In settimana arrivò la stangata del Giudice Sportivo: partita persa e cinque giornate di squalifica del campo, poi ridotte a quattro. E meno male che Luciano Carafa, il nostro capitano, ebbe l’intuizione di raccogliere il sasso e di lanciarlo nel nostro settore, prima del sopraggiungere della giacchetta nera. Se il direttore di gara lo avesse trovato e allegato al referto, la squalifica sarebbe stata ancora più rilevante. I dirigenti della Cavese, temendo le insidie dei gironi lucano/pugliese e calabro/siculo erano riusciti in estate a farsi inserire nel raggruppamento campano/laziale, forse più morbido dal punto di vista tecnico, ma certamente ostico a livello ambientale. La mazzata di Isola Liri avrebbe steso chiunque. Ma la Cavese continuò a vincere anche in campo neutro, peregrinando tra San Giuseppe Vesuviano, Nola, Avellino, Solofra e Casal di Principe, prima di tornare a giocare al Simonetta Lamberti il 13 aprile nel derby con la Pro Ebolitana, domata con un colpo di testa di Giovanni Fontanella.
Mentre il torpedone proseguiva lentamente il suo viaggio accidentato, seduto in mezzo agli aquilotti, ripensavo ai momenti più belli di quell’indimenticabile annata. Cosa ci facevo anche io su quel pullman? Semplice. Dopo l’invasione di campo festosa dei tifosi metelliani, eravamo rimasti fino a tardi a Terracina per le interviste di rito e per documentare i bagordi negli spogliatoi. Non era la prima volta che la nostra macchina faceva il viaggio di ritorno insieme alla Cavese. Michele Sica, in quegli anni, aveva una Mercedes nera targata Roma che ci portava in giro per l’Italia. Quando la cambiammo, dopo migliaia di chilometri di onorato servizio, con una più confortevole Nissan Primera Station Wagon, fu come perdere una fedele compagna di avventure. La trasferta per noi era un autentico rito. L’aspettavamo una settimana intera, la progettavamo senza tralasciare il minimo dettaglio. Si partiva la domenica all’alba, perché per noi non erano importanti solo i novanta minuti della partita. Volevamo arrivare presto sul posto, visitare il centro del paese che ci avrebbe ospitato, passare a salutare la squadra in albergo, assaporare in un ristorante scelto con cura le prelibatezze locali, e arrivare allo stadio con ampio anticipo per sistemarci ai nostri posti di combattimento: Michele in campo con le sue inseparabili macchine fotografiche, e io in tribuna stampa, tra taccuini, microfoni e telefoni improvvisati che usavo per dettare i pezzi al giornale o per fare la radiocronaca. La rivoluzione di internet non era ancora cominciata. Tutto era molto più complicato, ma tremendamente bello e affascinante. Non potete capire quanto mi mancano quegli attimi. Non potete capire quanto mi manca Michele.
Ebbene, quel giorno con noi a Terracina, c’era anche Luigi Gasia, un altro amico con la passione per la fotografia. Si era divertito pure lui con Michele a bordocampo e negli spogliatoi. Insieme avevano consumato non so quanti rullini per documentare al meglio ogni istante: le prodezze dei metelliani che avevano annichilito a suon di gol gli avversari, l’esplosione di gioia al triplice fischio dell’arbitro Lecci di Varese, i festeggiamenti pubblici sul terreno di gioco, e quelli privati nel ventre del Colavolpe, documentati anche dalle telecamere di Tele Salerno Uno, la tv esclusivista della Cavese, e dai microfoni di Alfonso Amaturo e Pippo Tarallo. Gli scherzi e le docce di spumante non erano mancate e non avevano risparmiato nessuno. Nemmeno noi ce l’eravamo cavata. Il più bersagliato, manco a dirlo, era stato Capuano. Già sul prato, durante il giro di campo, era stato quasi soffocato dall’abbraccio dei tifosi e da qualche scappellotto bonario. Il colpo di grazia gliel’aveva dato un buontempone al rientro negli spogliatoi: una secchiata di acqua gelata lo aveva preso in pieno e il tecnico, per qualche minuto, si era disteso sul lettino dell’infermeria perché gli mancava il respiro. Sembrava la scena di un film di Mel Brooks: più di un aquilotto aveva rischiato di sentirsi male per le risate.
Una volta lasciato lo stadio, con la nostra Mercedes nera targata Roma (che spesso veniva scambiata per una macchina ministeriale e questo ci agevolava non poco nel superare varchi, sbarramenti e posti di blocco), ci mettemmo alle calcagna del pullman della Cavese che immediatamente cominciò a palesare notevoli difficoltà. L’autista dovette fermarsi un paio di volte sul ciglio della strada per cercare di risolvere il guasto. Soprattutto la seconda sosta fu particolarmente prolungata. Dal momento che al Simonetta Lamberti si stava organizzando una festa per celebrare la vittoria del campionato e i tifosi aspettavano il rientro dei calciatori, Michele decise di avviarsi per scaricare le macchine fotografiche e portò con sé in auto un paio di dirigenti che avevano fretta di arrivare a Cava. Così io e Luigi Gasia ci ritrovammo sull’autobus della Cavese e cominciò la nostra odissea.
Avete presente una gita scolastica? Ecco, quel viaggio di ritorno più lungo del dovuto fu bello come una gita scolastica. Inizialmente, quando salimmo, c’era silenzio. Eziolino sedeva davanti, insieme al direttore sportivo Vito Giordano e a Nicolino Carlomagno, segretario, dirigente e tuttofare dei metelliani. Una persona perbene, di una simpatia unica e di una competenza incredibile. Se volevi sapere tutto di qualsiasi calciatore, anche di Eccellenza o di Prima Categoria, bastava chiedere informazioni a Nicola: era meglio di un’enciclopedia. Poi via via, scorrendo i sedili del pullman, c’erano i membri dello staff tecnico e i giocatori. Quelli laziali no, erano andati direttamente a casa. Con noi c’era anche Eduardo Purgante, lo storico capotifoso. Franco Troiano, il nostro patròn, quando aveva rilevato due anni prima la Cavese dalle mani di Pasquale Sorrentino, lo aveva riportato allo stadio. Sapeva che Eduardo avrebbe potuto dare una mano come addetto all’arbitro e come collante tra pubblico, squadra e dirigenza. Non si era sbagliato. Con la sua simpatia, con i suoi modi discreti ma nello stesso tempo decisi, Eduardo divenne presto un beniamino del gruppo. Fu una figura determinante per quel successo.
A quei tempi, la tribuna era sempre piena di curiosi quando gli allenamenti si tenevano al Lamberti. Io ero al primo anno di università e non me ne perdevo neanche uno. Inizialmente perché il mio primo caporedattore de “La Città”, Antonio Giordano, mi aveva detto che se volevo diventare un bravo cronista sportivo dovevo consumare le suole delle scarpe per andare ogni giorno allo stadio a caccia di notizie. Per questo passavo tutti i giorni dal Lamberti, anche solo per un’oretta. Poi però avevo conosciuto Eduardo, e tutto era diventato ancora più bello. Vi assicuro che seguire gli allenamenti con lui era un autentico spasso. Sia chiaro, non ero il solo a pensarla così. Quell’anno, infatti, si era creato un gruppo numeroso di persone che verso le tre del pomeriggio si dava appuntamento davanti alla tribuna.
Mentre Eziolino faceva sgobbare i suoi ragazzi, interrompeva le sedute per un passaggio o una diagonale sbagliata e teneva banco con le sue espressioni colorite, Eduardo allietava in mezzo a noi quel paio di ore spensierate con mille racconti: era un fiume in piena di aneddoti, gol, fatti e personaggi della nostra storia. Bastava vederlo arrivare al volante della sua mitica Prinz verde, all’altezza del Bar Mazzini, e subito ci scappava un sorriso. Figuriamoci se ti fermavi a chiacchierare con lui o se passavi una serata in guardiola presso la casa di riposo di Pregiato dove lavorava. Quante volte mi avrà fatto rivivere la trasferta di Palermo in aereo al fianco del giudice Lamberti, e quella di Como quando sotto una pioggia torrenziale lui portava un paio di zoccoli ai piedi perché a Cava al mattino splendeva il sole; quante volte mi ha parlato degli inchini agli arbitri che avevano gli occhi blu come il colore della nostra maglia, del tifo “violento ma educato” che accompagnò la Cavese in serie B, delle cancellate di Francavilla che vennero giù al gol di Truddaiu, della battaglia di Campobasso e chi più ne ha più ne metta.
L’occasione, insomma, di fare quel viaggio con Eduardo, sul pullman della squadra, era troppo ghiotta. Io e Luigi ci guardammo negli occhi e immediatamente tirammo fuori la telecamera, con l’idea di realizzare un piccolo speciale. Ben presto però cambiammo idea. Perché il clima, inizialmente composto, trascese. E la squadra che aveva vinto il campionato e che tornava dall’ultima partita, si trasformò come d’incanto in una allegra e scalmanata brigata, degna del film “Amici miei” di Mario Monicelli. Ricordate le celebri “zingarate” del Mascetti, del Melandri, del Sassaroli e del Necchi? Bene, su quell’autobus sgangherato l’atmosfera goliardica era esattamente la stessa.
Accompagnato da Luigi Gasia nelle vesti di cameraman improvvisato, cominciai a fare qualche domanda qua e là, tra un sedile e l’altro, per riscaldare l’ambiente. Poi lasciai spazio a Eduardo che da autentico mattatore, tra cori, sfottò e slogan che avevano caratterizzato la stagione, si prese completamente la scena. Gli aquilotti, inutile dirlo, stavano al gioco e si divertivano da matti.
Si cominciò con un “Noi vogliamo questa vittoria! Noi vogliamo questa vittoria! E quanto è bella questa vittoria!”. E giù applausi. Quindi Eduardo andò ad intervistare singolarmente i gruppetti che si erano creati sul pullman. A quel punto era impossibile mantenere un contegno.
Stranamente i più giovani come Paolo De Rosa, Davide Fiore, Pierfrancesco Giacinto, Luca Fusco e Paolo Miranda se ne stavano tranquilli, seduti tra i sedili. Peppe Grassi, molto più di un semplice massaggiatore, se la rideva di gusto. I più esperti, il capitano Luciano Carafa, Dino De Rosa, il bomber Gioacchino Prisciandaro e il tecnico in seconda Sasà Esposito, erano in fondo, proprio come accade nelle gite scolastiche, quando i posti migliori vengono lasciati, un po’ per rispetto e un po’ per consuetudine, a quelli dell’ultimo anno. Ciro Vitiello, Antonio Efficie, Giovanni Fontanella e Giovanni Piemonte, invece, erano impegnati in una partita a carte all’ultimo sangue. C’era chi giocava, c’era chi guardava e chi semplicemente commentava, come capita all’interno di un bar, o come fanno gli anziani davanti ai cantieri. Eduardo si avvicinò anche a loro. Fu a quel punto che Efficie, sornione, tirò fuori un argomento “delicato”.
– Come lo vedi questo pullman, Eduardo? Non tanto bene, vero? Sei contento che siamo tornati in serie C? Ora però andiamo a vincere da un’altra parte…
Eduardo, non comprendendo che si trattava di uno scherzo, ci rimase male.
– Ma come andate a vincere da un’altra parte? Ah, ho capito, forse non vi mettete d’accordo per motivi economici?
Efficie, vedendo l’espressione dispiaciuta e genuina di Eduardo, non riuscì a continuare per molto e lo abbracciò a lungo. Poi ripartirono i cori.
– Salta con noi, Antonio Efficie…
– Torneremo in C, torneremo in C…
– Prisciandaro gol, Prisciandaro gol…
Quel gruppo aveva molte anime e un solo cuore. Erano tutti dei bravissimi ragazzi. Uno dei segreti della vittoria però era stato proprio lui, Gioacchino Prisciandaro. Arrivato a novembre dall’Avellino, il calciatore barese era un attaccante di categoria superiore, uno dei più forti che abbia mai vestito la maglia della Cavese. A Cava non si presentò in gran forma e all’inizio, a causa della stazza imponente, non riusciva a ingranare. All’esordio contro l’Arzanese, in un novembre nerissimo in cui gli aquilotti conquistarono solo due punti in quattro partite e scivolarono giù in classifica, si divorò un paio di gol clamorosi e finì anche lui sul banco degli imputati. Fu quello il momento più difficile del campionato. Fortuna che sette giorni dopo, sul neutro di Avellino, contro la Pro Ebolitana dell’ex Vittorio Belotti, una splendida punizione di Dino De Rosa regalò la vittoria scacciacrisi a Capuano e la Cavese riprese a volare. Altrimenti chissà cosa sarebbe potuto accadere.
Prisciandaro migliorò gara dopo gara. Si sbloccò a metà gennaio nel rotondo 7-1 con cui i metelliani travolsero la malcapitata Scafatese. Poi non si fermò più. Alla fine la Cavese fu promossa anche grazie ai suoi dieci centri, tutti di ottima fattura, che il buon Gioacchino festeggiava con una spettacolare capriola. Determinanti furono le sue reti a Ceccano, Arzano e Cardito, dove gli aquilotti riuscirono a raddrizzare una partita molto delicata con un superbo stacco di testa del bomber pugliese. Anche quel giorno gli avversari, che erano già salvi, andarono in vantaggio con Poliselli e opposero una strenua resistenza. È proprio il caso di dire che nessuno, durante il rush finale, ci regalò nulla.
Quando mancavano una manciata di chilometri al casello di Cava, io e Eduardo scambiammo quattro chiacchiere anche con Capuano e con quelli che sedevano al suo fianco. Non appena ci avvicinammo al mister, partì uno sfottò spontaneo all’indirizzo di Vitantonio Summa, ragazzo simpaticissimo che Vito Giordano aveva prelevato dal Melfi. Summa era un autentico jolly, Eziolino lo utilizzava dappertutto e lo redarguiva in continuazione, tra le risate generali. Eduardo rimproverò Nicola Carlomagno, reo di essere troppo amico di Vittorio Belotti, che era stato degno avversario sulla panchina dell’Ebolitana.
– Ma come mistèr – disse Eduardo – state vicino proprio a questo qua che è amico di Belotti? Questo mangia, dorme e fa la spia in casa vostra?
Vito Giordano e Nicola Carlomagno erano piegati in due.
– Vittorio Belotti è un bravo ragazzo e un grande professionista – rispose trattenendosi a stento Capuano – è stato un ottimo avversario. E poi lui vuole sempre bene alla Cavese, lo sanno tutti.
A quel punto, intervenni per cercare di strappare una dichiarazione seria al vero artefice di quella vittoria. Ezio Capuano, 32 anni, era al suo secondo trionfo consecutivo, dal momento che l’anno precedente aveva condotto in C/2 l’Altamura con pieno merito. Salernitano purosangue, da uomo del popolo come amava definirsi, si sentiva il capocantiere di una squadra di operai. A Cava, tra alti e bassi, rimase per tre anni, deliziandoci con le sue conferenze stampa mai banali. L’aforisma più bello che caratterizzò quella stagione lo conservo ancora gelosamente in una vecchia registrazione andata in onda sulle frequenze di radio Max un sabato mattina prima di una partita delicata: “Vincere il campionato è come portare il santo in processione: quando il santo esce dalla chiesa madre, il santo è leggero. Via via il santo diventa pesante. Vince il campionato chi si allena a portare meglio il santo”. Non era facile seguire Capuano. O lo amavi, o lo detestavi, non c’era una via di mezzo. Bisognava prenderlo per com’era, non troppo sul serio, perché poi era un ottimo tecnico, capace di intuizioni tattiche geniali. Nel calcio di provincia portò una ventata di freschezza e di innovazione. Troiano fu bravo e lungimirante a credere in lui, e i risultati gli diedero ragione. In quel momento, seduto sul sedile del pullman, per la prima volta lo vidi sereno e rilassato.
– Non c’è vittoria senza sofferenza – mi disse Eziolino – io non voglio campioni nelle mie squadre, quelli devono andare a giocare a tennis, al biliardo o devono fare altro. Lo affermo con la schiettezza che mi contraddistingue. Nelle mie squadre voglio gente che deve sputare sangue, persone umili, “agricolo rurali”, che hanno voglia di lottare con abnegazione e spirito di sacrificio. Così si ottengono i risultati. Perché nel calcio i miracoli non esistono. Quelli succedono solo a Lourdes e a Fatima.
L’intermezzo serio durò pochissimo. Antonio De Leonardis, approfittando del fatto che l’allenatore si era girato per parlare con noi, fece partire subito un coro.
– Ed Eziolino allena in serie A, ed Eziolino allena in serie A… Nun si nisciun, nun si nisciun!!!
E tutti a ridere a crepapelle. Compreso il mister.
L’autobus della Cavese arrivò al Simonetta Lamberti a notte inoltrata. Era quasi l’una meno un quarto. Lo stadio, illuminato a giorno dalle luci dei fumogeni e dei riflettori, era pieno. C’erano più di tremila persone. Vista l’ora, non ce l’aspettavamo. Anche io, Luigi Gasia e Eduardo scendemmo davanti alla porta carraia ed entrammo sul terreno di gioco insieme con gli aquilotti. In mezzo al campo, nel frastuono generale, ritrovammo Michele Sica con la sua borsa piena di obiettivi e macchine fotografiche. Mentre i ragazzi facevano il giro di campo per ringraziare tutti e Alfonso Amaturo, l’addetto stampa della società, intervistava sotto la tribuna centrale un emozionato e commosso Franco Troiano, nei distinti comparve uno striscione blu con la scritta “Grazie Capuano”. Una frase semplice, che testimoniava la riconoscenza di un popolo nei confronti del suo insolito e verace condottiero. Quel drappo mi balzò subito all’occhio. La stessa cosa era successa allo stadio di Terracina, quando avevo visto nel nostro settore uno striscione bianco con la scritta gialla “Simm Turnat”. Che bello il nostro dialetto! Molte volte rende meglio di qualunque altra cosa quello che proviamo. Eh sì, eravamo davvero tornati. E non solo in serie C/2. Quel giorno, vedendo la felicità sui volti delle persone di tutte le età, ho capito ancora di più cosa si prova ad essere tifosi della Cavese. Non è una fede, è molto di più. È una malattia, che non va più via. E che anche se rimane latente per un po’, viene fuori al momento opportuno. Perché aquilotti si nasce, non si diventa. Giusto, Eduardo?

Fabrizio Prisco

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CON IL SIRACUSA ARBITRA CURTI DI MILANO

Per il match di domenica con il Siracusa al Simonetta Lamberti ore 14:30, è stato designato il signor Davide Curti della sezione AIA di Milano.

Gli assistenti dell’arbitro lombardo saranno Antonio Marco Vitale e Fabrizio Ricciardi entrambi della sezione AIA di Ancona.

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

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AL LAMBERTI LA RIPRESA PER IL SIRACUSA DOMENICA

Tornano in campo per preparare la sfida interna di domenica ore 14:30 con il Siracusa gli aquilotti. Mister Modica potrà contare sul ritorno dalla squalifica del difensore Palomeque.

De Rosa e compagni inizieranno la preparazione oggi pomeriggio alle 14:30 al Simonetta Lamberti. Domani doppia seduta (9:30 a Pregiato e 14:30 stadio), giovedì pomeriggio allenamento e doppia seduta venerdì sempre a Pregiato: sabato rifinitura a porte chiuse al Desiderio. 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

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LA CAVESE RIPRENDE IL TRAPANI AL PROVINCIALE CON BACCHETTI

TRAPANI: Dini; Ferreira, Scognamillo (6’st Toscano), Pagliarulo, Lomolino (20’st Franco); Corapi(40’st Girasole), TaugourdeauAloi; Ferretti, Evacuo, Tulli. In panchina: Cavalli, Ferrara, da Silva, MulèScrugli, D’Angelo, Valenti e Mastaj. Allenatore: Vincenzo Italiano.

CAVESE: De Brasi; Lia (35’ Bruno), Silvestri, Bacchetti, Ferrara; Tumbarello (24’st Heatley), Migliorini, Pugliese (24’st Logoluso); Rosafio, Fella (13’st Favasuli), Sainz-Maza (1’st Magrassi). In panchina: Trapani, Manetta, Nunziante, Buda, Castagna, De Rosa e Agate. Allenatore: Giacomo Modica.

Arbitro: Cudini di Fermo.

RETI: 12’ Tumbarello (C), 16’st Tulli (T), 30’st rigore Taugourdeau (T), 39’st Bacchetti (C).

Spettatori circa 3000

Ammoniti: Pagliarulo (T), Migliorini, Ferrara e Bruno (C).

Recupero: 3’pt, 4’st.

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AMARCORD IN BIANCOBLU: TRAPANI-CAVESE

E’ risultato fino ad ora praticamente impossibile per la Cavese tornare a casa da Trapani con un risultato più che utile in campionato. Gli aquilotti nella città trapanese a nord-ovest dell’isola siciliana hanno sempre trovato un clima da trasferta quasi sempre impossibile. Peraltro in quelle rare occasioni in cui la Cavese ha segnato un gol al Provinciale di Trapani è rimasta battuta ugualmente in rimonta proprio nell’ultimo precedente di campionato disputato. Rappresentò però quella partita, ad ogni modo, una svolta clamorosa nella stagione per la formazione metelliana. Infatti, fu dopo la sconfitta di Trapani alla quarta giornata del Campionato di Serie D del 2002/2003 che per l’ultima volta si sedette in panchina l’allenatore Raffaele Di Fusco, ex-dodicesimo del Napoli Scudettato, che venne rilevato da Mario Somma, che a sua volta scrisse una delle pagine più belle della storia metelliana.Quel giorno agli ordini di Carcione di Cassino, Di Fusco presentò la squadra in buone condizioni con: Ambrosi; Panini, Gabrieli, Ianni, Curcio; Chiariello, Corradino, Mangiapane, D’Aniello; Di Vito e Micciola. Soltanto nella ripresa al 62’ il brasiliano Dos Santos rilevò Corradino, mentre al 51’ entrarono sul terreno di gioco anche Tony D’Amico e Rosario Cerminara. La Cavese andò in vantaggio al 29’ con una ficcante incursione di Di Vito, ex del Chieti. Ma il sorpasso durò effettivamente poco, in quanto il centravanti avversario Amodeo impattò al 40’ e quindi raddoppiò al 51’, chiudendo definitivamente la pratica per quella giornata. Al rientro a Cava de’ Tirreni Di Fusco fu esonerato dopo un inizio di campionato troppo balbettante. Mario Somma invece condusse la squadra alla vittoria del campionato.
Disastrosi o quasi gli altri precedenti a Trapani per la Cavese: sconfitta per 3-0 nel ’52, sconfitta per 2-0 per rinuncia nel ’55, pareggio a reti inviolate nel 1978, 0-0 anche nel 1987, 1988 e 1989, poi clamorosa sconfitta nel 1990 per 1-0 con i siciliani che erano ultimissimi in classifica, quindi scoppola per 4-0 nel 1998, ancora sconfitta di misura nel 1999 e pareggio per 1-1 nel 2000 (gol del vantaggio di Roberto Ria, l’unico insieme a Di Vito ad aver segnato in bianco blu un gol al Provinciale). A Giacomo Modica e compagni l’arduo compito di invertire finalmente questa tendenza fin troppo sfavorevole. Nell’estate del 1978, ad ogni modo, arrivò proprio dal Trapani uno dei maggiori acquisti nella storia della Cavese: il centravanti Lele Messina, autore in bianco blu di ben 16 reti in campionato e giocatore esperto in rovesciate volanti.

Vincenzo Paliotto

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TRAPANI-CAVESE: 23 AQUILOTTI CONVOCATI

Ultimo allenamento a Cava per gli aquilotti, partenza per la Sicilia subito dopo pranzo. Filippini ha svolto lavoro differenziato e si unirà ai compagni la prossima settimana.

Squalificato Palomeque, ok Migliorini: prima convocazione per il portiere della Berretti Trapani.

Portieri: 22 De Brasi, 39 Trapani

Difensori: 3 Silvestri, 5 Manetta, 13 Bacchetti, 23 Bruno, 28 Nunziante, 29 Lia, 35 Ferrara M

Centrocampisti: 4 Migliorini, 8 Favasuli, 11 Fella, 14 Tumbarello, 16 Buda, 17 Logoluso, 31 Pugliese, 34 Castagna

Attaccanti: 7 Rosafio, 10 De Rosa, 18 Flores Heatley, 24 Agate, 36 Magrassi, 38 Sainz-Maza

Indisponibili: Mincione, Filippini, Bisogno

Squalificati: Palomeque, La Ferrara

Non convocati: Dibari, Licata, Vono, Sciamanna e Bettini

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

 

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DOPPIA SEDUTA OGGI AL DESIDERIO. REPORT MEDICO BISOGNO

La squadra oggi ha svolto una doppia seduta al Desiderio di Pregiato: si prepara il match di domenica ore 14:30 con il Trapani.

Differenziato per Filippini e Mincione: aggregati alla prima squadra i portieri delle giovanili Trapani (2001) e Nunziata (2002). Favasuli, invece, ha svolto allenamento in mattinata e palestra nel pomeriggio. Assente Bruno per influenza.

Esami strumentali per Luca Bisogno che hanno evidenziato un trauma distorsivo al ginocchio sinistro, con modesto edema intrarticolare e nessun interessamento all’apparato legamentoso e dei menischi. Ha già iniziato una terapia medica, ginnica con lavoro in piscina, decisa dal medico sociale Trofa che ha ritenuto opportuno programmare, per domani, ulteriore visita dal professore Maresca che ha operato il ragazzo nei mesi scorsi.

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

 

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