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VENTITRE AQUILOTTI PER DOMANI CON LA REGGINA

Rifinitura questa mattina per la squadra diretta da Modica (scontata la squalifica) al Desiderio di Pregiato. Rientra trai convocati Zmimer, differenziato per De Rosa in fase di recupero dall’infiammazione al ginocchio.

Portieri: 1 Vono, 22 De Brasi

Difensori: 2 Palomeque, 3 Silvestri, 5 Manetta 19 Licata, 23 Bruno, 27 Inzoudine, 29 Lia

Centrocampisti: 4 Migliorini, 8 Favasuli, 11 Fella, 14 Tumbarello, 15 Mincione, 16 Buda, 17 Logoluso, 20 Bettini

Attaccanti: 7 Rosafio, 9 Sciamanna, 18 Flores Heatley, 24 Agate, 25 Zmimer, 30 Dibari

Indisponibili: Nunziante, De Rosa

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AMARCORD IN BIANCOBLU: REGGINA-CAVESE

Una sola volta la Cavese è andata a vincere in casa della Reggina ed in un’occasione peraltro importante, nel quadro della stagione del 2015/2016 con i metelliani impegnati nel Girone I della Serie D. Gli aquilotti espugnarono il Granillo con un gol per tempo, firmati dal terzino fludificante Donnarumma e dall’argentino Criniti, che segnò complessivamente 5 gol pesanti. In panchina era appena arrivato Aldo Papagni, alla sua seconda esperienza metelliana dopo quella del 2007/2008, a rilevare Emilio Longo, che poi dopo qualche settimana sarebbe stato riportato in panchina dal Presidente Campitiello.
Ad ogni modo, la Cavese scese per la prima volta a Reggio Calabria nel Campionato di IV Serie del 1954/55, con la Cavese nettamente battuta per 3-0, in un campionato in cui comunque l’undici di Cava de’ tirreni sarebbe retrocesso in promozione.
Le due squadre si incontrarono nuovamente non prima del Campionato di Serie C del 1977/78, quello che per intenderci avrebbe deciso la nuova composizione degli organici della Serie C1 e Serie C2. Sia Cavese che Reggina guadagnarono quella priorità, con i calabresi dello Stretto che addirittura si piazzarono al 3° posto. Reggina che comunque perse in casa della Cavese sul neutro di Avellino, che tra le mura amiche non andò oltre l’1-1. Segnò per la Cavese Pierino Burla, mentre i reggini beneficiarono di una malaugurata autorete di Rufo, uno che era passato anche in Serie B con la maglia dell’Avellino. Altri due pareggi guadagnò poi la Cavese nel campionato di Serie C1 sia nel 1978/79 che nel 1979/80. A reti inviolate terminò il primo confronto, mentre sull’1-1 il secondo, con punto decisivo dei metelliani firmato da Claudio De Tommasi, alla sua prima stagione con la maglia della Cavese.
Nella stagione successiva, invece, la Cavese, pur vincendo il campionato di Serie C1, il campionato più importante della sua storia, perse per 2-1 a Reggio Calabria, nonostante il punto firmato da Alfredo Canzanese. Ma anche la Reggina, che terminò al quarto posto in classifica, lottò a lungo per il vertice del Girone B di Serie C1.
Nel 1984/85, invece, la squadre si affrontarono ancora una volta nel Girone B della Serie C1, in quello che però fu un maliconico pareggio ad occhiali in riva allo Stretto. Uno 0-0 che condannava maggiormente la Reggina, che infatti al termine di quel campionato retrocesse per la classifica avulsa. Cavese e Reggina, infatti, terminarono appaiate a 31 punti, ma la Cavese aveva almeno prevalso nel confronto casalingo di misura con rete dagli undici metri proprio di Peppino Pavone. Oltretutto la Cavese vantava nei confronti della Reggina anche la migliore differenza-reti complessiva. Quel pareggio a Reggio Calabria sarebbe risultato dunque decisivo per la Cavese ed amaro per la Reggina.

Vincenzo Paliotto

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SUCCESSI ESTERNI PER U15 E U17 REGIONALE

Inizia con due ottime vittorie in trasferta il weekend della Cantera Biancoblu.

L’Under 17 Regionale in trasferta a Procida contro l’Academy, porta a casa l’intera posta in palio vincendo 3-2 con una doppietta di Santaniello e il gol di Boggia.

L’altro successo è dell’U15 Regionale che con un gol di Longobardi batte a domicilio la Pro Vives al centro sportivo Audax di Casoria.

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

 

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100X100 CAVESE di Fabrizio Prisco: L’OSSESSIONE

Cava de’ Tirreni, Stadio Comunale, 4 aprile 1982. La partita tra Cavese e Perugia, valida per la ventottesima giornata del campionato di serie B era terminata da poco. Gli Aquilotti avevano vinto per 1-0, grazie alla solita prodezza di Rosario Sasso, difensore col vizio del gol. Il successo, ottenuto contro una compagine di alta classifica, era stato molto sofferto. L’arbitro Romeo Paparesta di Bari, padre di Gianluca ex direttore di gara e oggi opinionista in tv, ne aveva combinate di tutti i colori. Il pubblico si era spazientito tantissimo per alcune decisioni della giacchetta nera che avevano favorito la compagine umbra. I biancoblù, nonostante tutto, erano riusciti a portare a casa i due punti, importantissimi in chiave salvezza, mentre la sconfitta sembrava compromettere la rincorsa alla serie A dei grifoni di Gustavo Giagnoni, l’allenatore col colbacco scomparso di recente. Il presidente del Perugia Franco D’Attoma, l’artefice della squadra dei miracoli che aveva conteso lo scudetto nel 1978/79 al Milan della stella, rimanendo imbattuta per l’intera stagione, aveva un diavolo per capello. L’imprenditore, prima dell’inizio della gara, aveva offerto agli spettatori e alle autorità presenti in tribuna dei Baci Perugina per stemperare la tensione e per ringraziare per l’accoglienza ricevuta da parte dei dirigenti della Cavese. Al triplice fischio di Paparesta, furibondo, D’Attoma si rivolse al Comandante della Polizia Municipale di Cava che aveva seguito la partita vicino a lui, per denunciare una situazione poco piacevole.
– Sono rimasto davvero colpito dall’ospitalità del pubblico e dei dirigenti della Cavese – disse D’Attoma – ma intendo scrivere una lettera di protesta al Sindaco di Cava per segnalare che in tribuna sono stato fatto oggetto di una serie di espressioni irripetibili da parte di quel signore, che non è stato calmo un solo istante e mi ha apostrofato in ogni modo per l’intera durata dell’incontro.
– Una lettera? – rispose imbarazzato il Comandante dei Vigili – Forse fa prima se prova a dirglielo di persona. Il nostro Sindaco è proprio quel signore lì…
Avete presente lo strano caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde, i protagonisti del racconto gotico dello scrittore scozzese Robert Louis Stevenson, che poi in realtà erano la stessa persona, con due distinte personalità? Bene. Questa è la storia di un uomo di grande umanità che ha rappresentato per almeno quarant’anni più che degnamente la nostra città nel mondo politico e amministrativo locale e nazionale. Un individuo mite, molto religioso, di poche parole e tanta sostanza. Quando si parlava di calcio e, in modo particolare di Cavese, però, quest’uomo si trasformava, fino a diventare irriconoscibile, anche per i suoi stessi familiari. Stiamo parlando di Federico De Filippis, Sindaco di Cava per un biennio tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, nel periodo dell’emergenza “terremoto”, Provveditore, Sovrintendente ed Ispettore Scolastico, più volte consigliere e assessore comunale, consigliere provinciale, più volte eletto nelle liste della Democrazia Cristiana. Nato nel 1915, Federico De Filippis aveva tre grandi passioni: la scuola, la politica e il calcio. Era diventato tifoso del Bologna da ragazzino, seguendo le gesta della squadra “che faceva tremare il mondo”, capace di vincere, sotto la guida di Arpad Weisz ed Hermann Felsner, quattro scudetti tra il 1935 e il 1941, e di conquistare anche la Mitropa Cup e il Torneo dell’Esposizione Universale di Parigi nel 1937, una sorta di Champions League per l’epoca, battendo in finale nientedimeno che i maestri inglesi del Chelsea per 4-1. Un risultato tanto netto quanto clamoroso e inaspettato, che fece scalpore. Ma se il Bologna era la squadra del cuore di De Filippis, la Cavese per lui era qualcosa di più: era un’autentica ossessione.
Da giovane, con i suoi coetanei, aveva giocato al vecchio Campo Palmentieri, prima che la Seconda Guerra Mondiale se lo portasse via tra le lacrime, gli stenti e i bombardamenti alleati. Poi quando la Cavese aveva ripreso l’attività, anche se nelle serie minori, sul nuovo terreno di gioco di Via Mazzini, lui in casa non si era perso una partita. Persino la prima tappa del viaggio di nozze con sua moglie, la signora Franca, era stata dedicata alla Cavese: i due freschi sposi si erano fermati ad Acerra per seguire la gara degli Aquilotti contro la compagine locale. Ma Federico De Filippis non era un tifoso qualunque, e non solo per le importanti cariche che rivestiva. Aveva un modo di prepararsi alla gara e di assistere all’evento sportivo tutto particolare. Raramente riusciva a rimanere calmo durante un incontro: se durante la settimana non eccedeva mai in atteggiamenti fuori dalle righe, esercitando la sua autorità con personalità e carisma, nel corso dei novanta minuti diventava una “furia”. Era letteralmente ingestibile. Negli anni Sessanta, quando era già stato nominato Provveditore a Campobasso, tra l’altro risultando il più giovane funzionario della Pubblica Istruzione d’Italia, in occasione di una sfida con la Palmese, era entrato in campo brandendo un ombrello, per inseguire l’arbitro di turno, colpevole di chissà quali nefandezze nei confronti dei colori biancoblù. Il fatto increscioso e grottesco aveva avuto il suo eco anche sui giornali, non solo quelli locali.
Alla fine dell’estate del 1973, quando De Filippis ricopriva la carica di Sovraintendente scolastico campano per il Ministero della Pubblica Istruzione, a Napoli scoppiò un’epidemia di colera. Furono giorni difficili. De Filippis, con grande senso del dovere e con sprezzo del pericolo, si fece mettere una brandina nel suo ufficio nei pressi della funicolare di Montesanto, per gestire l’emergenza in prima linea. La sua famiglia non lo vide per un bel po’. Soltanto qualche tempo dopo, Pierfederico, il figlio maschio con il quale condivideva la passione per il football, scoprì che il padre, senza dire niente a nessuno, in quel periodo era venuto a Cava tre volte, per assistere alle partite della Cavese. Qualche anno prima, il 14 dicembre del 1969, per colpa del calcio, Pierfederico aveva ricevuto dal padre l’unico schiaffo della sua vita. Quel giorno il Bologna ospitava il Napoli, la squadra per cui Pierfederico faceva il tifo, Cavese a parte, si intende. La gara tra i rossoblù di Edmondo Fabbri e gli azzurri di Beppe Chiappella era inchiodata sull’1-1. Quando al sedicesimo della ripresa Josè Altafini, che ancora non era “core ‘ngrato”, segnò il gol del 2-1 che servì al Napoli per espugnare lo stadio “Dall’Ara”, Pierfederico, che stava seguendo la partita alla radio, entrò urlando nello studio del padre.
– GOOOLLLL!!! GOOOOLLL!!! GOOOOOOOOOLLLL!!! Ha segnato Altafini!!!
SLAP! Il rumore delle cinque dita che si stamparono sul volto del piccolo di casa De Filippis, risuonò nella stanza come in un fumetto di Tex Willer.
– E me lo vieni a dire così? – tuonò scuro in volto e in preda all’ira il capofamiglia.
La signora Franca sopportava i cambi d’umore del marito legati al mondo del pallone, e non poteva fare diversamente. Gli perdonò anche quella volta in cui, dopo un derby combattuto con la Battipagliese, si dimenticò Pierfederico allo stadio, e andò a recuperarlo soltanto un paio di ore dopo, non appena si fu calmato. Figuriamoci la sua preoccupazione quando nel 1974 Federico De Filippis venne nominato Presidente della Cavese. Per il Sovrintendente Provveditore, uomo politico di punta della DC locale, era il coronamento di un sogno. Fu così che, sulla base di un accordo con la dirigenza della Pro Salerno del trio Fiore-Grimaldi-Rescigno, la vecchia Cavese Spa che navigava in brutte acque, acquisendo il titolo sportivo della società salernitana, si trasformò nell’ambiziosa Pro Cavese e, nonostante l’ultimo posto in classifica, evitò la retrocessione, ottenendo l’iscrizione in serie D. Fu l’inizio di un periodo irripetibile, gestito a cento all’ora tra obblighi istituzionali e gare di campionato. De Filippis era benvoluto da tutti e, grazie ai consigli del giudice Alfonso Lamberti, astro nascente della magistratura e uomo molto addentro alle cose calcistiche, mise su una compagine di tutto rispetto. In panchina fu contattato l’ex difensore della Salernitana Silvano Scarnicci. La squadra fu stravolta e, con i buoni rapporti che intercorrevano tra lo stesso De Filippis e il Presidente dell’Avellino, il Commendatore Sibilia, dall’Irpinia giunsero a Cava per pochi spiccioli sei calciatori dei lupi: Cavuoto, Cottone, Di Risio, Follero, Pontel e Vella. Stava nascendo l’embrione del gruppo allenato dall’oriundo argentino Cisco Ramòn Lojacono che, due anni dopo, avrebbe fatto letteralmente impazzire l’intera città, conquistando sul campo, il 22 maggio del 1977, la promozione in serie C.
Altri tempi, che sembrano lontani anni luce. Era un altro calcio, molto più umano, molto più genuino, sicuramente più affascinante. Avete presente l’Alberto Sordi Presidente del Borgorosso Football Club, il celebre personaggio del film del 1970 diretto da Luigi Filippo D’Amico? Ecco, per certi aspetti, Federico De Filippis, Presidente della Pro Cavese, specialmente durante la partita, gli assomigliava non poco. In settimana allo stadio si vedeva di rado, preso com’era dai suoi impegni. Ma per i suoi ragazzi c’era sempre, aveva una buona parola per tutti. I suoi pupilli erano Alfonso Scarano, il cannoniere della squadra, il giovanissimo Giovanni Gregorio, bersaglio degli sfottò dello spogliatoio per la sua timidezza ma in campo un autentico leone, e Cleto Cavuoto, detto il professore per la sua classe e la capacità di governare il centrocampo. De Filippis seguiva i ragazzi più giovani anche negli studi e aiutò diversi elementi a conseguire il diploma. Quando si faceva un concorso e qualcuno lo andava a trovare per chiedergli di mettere una buona parola alla commissione, lui rispondeva sempre allo stesso modo: “i candidati sono tutti bravi e preparati, ma quelli che vengono da Cava lo sono un po’ di più”.
La Pro Cavese, insieme a De Filippis e al giudice Lamberti, si era dotata di un’ampia rosa di dirigenti che curavano ogni aspetto del club e che sarebbe cresciuta ulteriormente nel corso degli anni: Enzo Scala, Enzo e Gino Della Monica, Guerino Amato, Mario Cipriano, i fratelli Giuseppe e Eugenio Violante, Isidoro Sica e Pasquale Vangone. Lo stesso Mariolino Grimaldi, farmacista e galantuomo d’altri tempi, era rimasto in seno alla Pro Cavese e avrebbe dato un grande contributo per la rinascita del calcio metelliano. De Filippis si fidava ciecamente dei suoi collaboratori, in più aveva coinvolto in prima persona il figlio Pierfederico e lo aveva nominato dirigente accompagnatore specialmente per le trasferte. Lui fuori casa non ci andava, soffriva troppo. Anzi, nelle partite più importanti si faceva accompagnare nella chiesa più vicina al campo sportivo dove era di scena la Pro Cavese e trascorreva i novanta minuti pregando e accendendo candele, in attesa di buone notizie. Al Comunale invece non mancava mai. All’inizio si accomodava in tribuna autorità. Poi cominciava ad agitarsi e, dopo una ventina di minuti, scendeva giù in tribuna scoperta per seguire l’incontro dietro alle cancellate. Andava avanti e indietro, in base alla direzione della palla, accendendo una sigaretta dietro l’altra e urlando di tutto alla terna arbitrale e agli avversari.
Quel campionato fu tiratissimo e se lo contesero fino all’ultimo Pro Cavese, Juve Stabia e Gallipoli. Il 24 aprile del 1977, alla trentesima giornata, la Pro Cavese giocava a Torre contro il Savoia, la Juve Stabia si recava a Nardò, mentre il Gallipoli era impegnato in uno scontro fratricida con il Monopoli. A Nardò le vespe ebbero vita facile, anche grazie all’atteggiamento poco combattivo del portiere di casa Moscarella. A Torre invece gli Aquilotti dovettero affrontare un’autentica battaglia, lottando contro l’ostilità del pubblico di casa e dei tantissimi tifosi della Juve Stabia che dalla vicina Castellammare si erano spostati per mettere pressione ai metelliani. Il Savoia passò in vantaggio dopo tre minuti con Valeri, ma la Pro Cavese ribaltò il risultato grazie alle reti di Ferraioli e Scardovi. Il coraggioso arbitro Zumbo di Reggio Calabria, che mandò anzitempo negli spogliatoi il rude difensore torrese Montresor, in seguito ad un’entrata assassina sull’imprendibile Scarano, non si sa come riuscì a portare a termine la partita. Si registrò una fitta sassaiola e un’invasione di campo che portò ad una squalifica di ben otto giornate del campo del Savoia. I calciatori di Lojacono, percossi ma vittoriosi, tornarono a Cava a notte fonda. E il Presidente De Filippis? Naturalmente non era allo stadio. Si fece lasciare prima della partita davanti alla Basilica di Pompei e aspettò pregando e andando avanti e indietro all’interno delle navate della chiesa, aspettando le notizie che alcuni amici, a bordo di una Fiat 600, gli portavano in tempo reale dallo stadio di Torre Annunziata. Immaginate la sua gioia quando gli comunicarono il secondo gol di Scardovi.
Dopo aver battuto nello scontro diretto il Gallipoli l’8 maggio 1977 allo stadio Comunale davanti a quindicimila spettatori, il 22 maggio Pro Cavese e Juve Stabia si presentarono all’ultima giornata appaiate a 49 punti. La Pro ricevette il Martina Franca, mentre la Juve Stabia fece visita al Potenza. Ebbene, i lucani onorarono lo sport battendo i gialloblù per 1-0. La vittoria degli Aquilotti per 2-1, con le reti di Gardini e Corsi, suggellò il tanto atteso trionfo. Al fischio finale dell’arbitro Baldini, con l’orecchio teso alla radiocronaca di Potenza-Juve Stabia trasmessa sulle frequenze di Radio Metelliana, non si commosse solo il Presidente De Filippis. Piansero proprio tutti. A Cava l’entusiasmo contagiò grandi e bambini. Quella notte anche una luna a forma di C che spuntava sopra Monte Castello sembrò strizzare l’occhio alla città in festa.
Il sogno comunque era solo all’inizio. In quegli anni eroici l’ascesa della Cavese nel calcio che conta fu inarrestabile. Quando nel gennaio del 1979 Federico De Filippis divenne Sindaco di Cava, lasciò la presidenza operativa della squadra, e ne assunse quella onoraria, ma da primo cittadino fu sempre in prima linea al fianco degli Aquilotti. Amava intrattenersi con l’allenatore Corrado Viciani: spesso i due andavano a cena insieme e parlavano di tutto, di calcio, di politica e di quello che succedeva nel mondo.
De Filippis versò lacrime di gioia il 28 ottobre 1979 quando i biancoblù espugnarono il Vestuti di Salerno e fu tra i primi ad accogliere i calciatori al rientro dalla fortunata trasferta; fu un impeccabile padrone di casa, tra l’aprile e il maggio del 1980, quando i metelliani ricevettero al Comunale gli inglesi del Sutton United e del Folkstone FC, in due partite valide per il Torneo Anglo Italiano, alla presenza del Console generale britannico, sir John David Campbell; versò lacrime di terrore quando si trovava in piazza Duomo a discorrere di calcio con gli amici come un uomo qualunque la sera del 23 novembre 1980, subito dopo la scossa che fece tremare l’Irpinia e che portò morte e devastazione anche nella nostra città. Superato l’iniziale scoramento, il Sindaco De Filippis non si diede per vinto e si recò subito nel suo ufficio al Comune per dirigere le operazioni di soccorso e rispondere da par suo alla sfida della “natura matrigna”. Il suo merito, in quel momento difficile, fu quello di compattare le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, e di mettere tutti gli uomini al posto giusto per far fronte all’emergenza.
La favola della Cavese di Santin che proprio al termine della stagione 80/81, caratterizzata dalla tragedia del terremoto, volò per la prima volta in serie B è il simbolo di quello che sono stati capaci di realizzare i nostri padri, lottando contro le avversità per portare in alto il nome di Cava. Inutile dire che Federico De Filippis, che lasciò poi il testimone di Palazzo di Città al ritorno del vecchio leone Abbro e che continuò a seguire la politica e ad occupare il prestigioso incarico di Ispettore Generale della Pubblica Istruzione a Roma, seguì le vicende della compagine metelliana tra i cadetti con grande attenzione e spirito di corpo. Fu un grande orgoglio per lui, vecchio tifoso del Bologna, affrontare in campionato in una partita vera l’undici rossoblù. Già, il Bologna. L’altro amore della sua vita.
– Quando non ci sarò più – amava ripetere l’ex Sindaco anche durante i momenti conviviali, tra il serio e il faceto – seppellitemi con in tasca le foto dei miei cari e con due spille sull’asola della giacca, quella della Cavese e quella del Bologna. Quando arrivo dall’altra parte devono subito capire per chi faccio il tifo.
Federico De Filippis si è spento nel 2001, a 86 anni. Negli ultimi anni non andava più allo stadio, dal 1983 poi intitolato alla memoria della povera Simonetta Lamberti. Non ce la faceva fisicamente, non reggeva più la pressione e la tensione dei novanta minuti, nemmeno in casa. Tanto è vero che ad un certo punto, nei momenti più delicati delle sfide sportive, aveva cominciato anche a spegnere la radiolina. Ma intorno alle 17 a casa del figlio Pierfederico, puntuale, ogni domenica, arrivava sempre la stessa telefonata:
– Che ha fatto la Cavese?
L’amore viscerale per la maglia biancoblù nella famiglia De Filippis, anche se non c’è più il vecchio capofamiglia, è ben presente in tutta la sua discendenza. Pierfederico continua ad andare in tribuna centrale al Lamberti per le gare casalinghe della Cavese. All’inizio si siede in tribuna coperta, ma resiste al massimo una ventina di minuti. Poi scende giù, e comincia ad andare avanti e indietro, vicino alle cancellate, proprio come il papà. Suo figlio Federico, che porta il nome del nonno, apprezzato avvocato, ovviamente da sempre è tifosissimo degli Aquilotti. Da qualche tempo allo stadio con lui c’è la piccola Annarita, 9 anni il prossimo 30 gennaio, la pronipote del Sindaco Provveditore. Se la vedete saltare e sventolare la bandiera con i nostri colori vi si gela il sangue nelle vene. E’ proprio vero che la Cavese non è una semplice squadra di calcio. Per noi è qualcosa che si tramanda da padre in figlio, di generazione in generazione. Appartiene a tutti noi. E’ una splendida ed irrinunciabile ossessione.

Fabrizio Prisco 

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SABATO ORE 20:30 CAVESE-RENDE: INIZIA LA PREVENDITA

Inizia la vendita dei biglietti per la partita Cavese-Rende di sabato 24 Novembre ore 20:30 stadio Simonetta Lamberti. 

Comunichiamo, inoltre, ai nostri tifosi che per acquistare i biglietti, è necessario esibire un documento di identità valido all’acquisto e allo stadio ai varchi di ingresso.

Prezzi per settori aperti:

  • Curva Sud “Catello Mari” 8 euro (ridotto 6 euro*)
  • Tribuna Scoperta 15 euro (ridotto 12 euro*)
  • Tribuna Laterale Coperta 20 euro (ridotto 17 euro*)
  • Tribuna Centrale Coperta Hospitality 35 euro (ridotto 30 euro*)
  • Ospiti 8 euro

*biglietti ridotti per Over70 (adulti che non hanno compiuto il settantesimo anno di età), Donne, Under 18 (ragazzi/e che non hanno compiuto il diciottesimo anno di età) e accompagnatori diversamente abili.

Ingresso gratuito per gli Under 12 (che non hanno compiuto il dodocesimo anno di età). 

Per i diversamente abili il settore loro dedicato è la Tribuna Scoperta. 

Le rivendite autorizzate per acquistare i biglietti:

  • Cartoleria Tirrena corso Mazzini, 87
  • Cafe’ Trinità corso Mazzini, 235/237
  • Caffe’ D’Essai piazza De Marinis, 8
  • Punto Ricarica Betwin360 corso Mazzini, 256
  • Cartoleria Jolly via T. Di Savoia, 20
  • Bar Enotrio via A. Sorrentino 5
  • Al Caffè via L. Siani, 12
  • Bar Daniel’s via Garzia 49/51
  • Insomnia Caffè via U. Mandoli 18
  • Givova Store via E. Talamo 13
  • News Cafe’ corso Palatucci 33
  • Uff. Gustaminori Largo S. Pastai (Minori)

IL BOTTEGHINO TRIBUNA STADIO APERTO SABATO DALLE ORE 18:30.

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

 

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MERCOLEDÌ AMICHEVOLE A CASTEL SAN GIORGIO

Nel programma settimanale di allenamenti di questa settimana, inserita un’amichevole mercoledì a Castel San Giorgio, stadio Comunale Domenico Sessa, contro la Pro Sangiorgese squadra allenata da mister Cuccurullo e militante nel campionato di I Categoria: calcio d’inizio ore 18:30.

Domani e giovedì doppia seduta (9:30 Pregiato e 15 stadio), venerdì la rifinitura pre-partita.

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

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PROGETTO SCUOLE E CALCIO FEMMINILE CAVESE 1919

La Cavese 1919 srl rende noto che nell’ottica di sviluppo dei progetti, sollecitati dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio e dalla Lega Pro, ha avviato attraverso l’interazione con le scuole Primarie e Secondarie del territorio, lo sviluppo del Calcio Femminile ed il progetto “Il Calcio e le ore di lezione”, per diffondere il valore educativo dello sport, il rispetto, il fair play, la non violenza, il tifo positivo e altre attività per i colori biancoblu ideate per l’occasione.

Negli incontri saranno presenti dirigenti, calciatori e personaggi vicini alla storia centenaria del Club per diffondere, far conoscere e rimarcare, oltre ai valori dello sport, la storia ed i protagonisti che hanno fatto la storia della Cavese 1919.

 

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

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KO PER U15 E 17 NAZ: TUTTI I RISULTATI

Sconfitte per U15 e U17 Naz. oggi al Desiderio di Pregiato contro la Ternana.

L’Under 15 Nazionale con l’esordio in panchina di mister Pianese al posto di Ferrara, perde 2-0 per gli umbri in gol Alunni e Turano. Sconfitta lascia gli aquilotti nelle prime posizioni della classifica.

Sconfitta anche per l’Under 17 per 1-0 partita equilibrata che vede i rossoverdi dare bottino pieno ai danni dei biancoblu.

Under 17 Regionale perde 3-1 con il Terzo Tempo fuori casa: in gol Grieco.

Per l’U16 Regionale contro il Boys Melito in casa, illude il vantaggio di Giovenco: rimonta e 1-2 finale per gli ospiti.

Vittoria che chiude la giornata, dell’Under 15 Regionale di Menza contro la Nocera Soccer per 1-0 con il gol della vittoria firmato da Ferrara.

Ufficio Stampa Cavese 1919 srl

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