#restiamovicini – Racconti dal Nord: Biagio, con Cava nel cuore

Cava nel cuore. Quante volte abbiamo sentito dire questa frase. Quante volte noi stessi la ripetiamo. Sembra quasi un mantra. Da Nord a Sud, dalla valle a chi è all’estero, da chi vive lontano a chi, invece, passeggia quotidianamente sotto i portici, questa esortazione riecheggia nelle nostre orecchie, fa breccia nel cuore di chi non ci conosce, inonda le pagine dei social network, “martella” chi, invece, magari non è proprio del nostro stesso parere. Cava nel cuore e, naturalmente, la Cavese nel cuore. Perché si ama la nostra città così come si amano quei due colori, il bianco e il blù. Li amiamo tutti quei due colori.

Anche chi per un solo giorno ha vestito con fierezza quella maglia bleufoncè. E un solo giorno è bastato anche a Biagio Antonacci. Per vivere il suo sogno di essere calciatore “quasi” professionista e per tenersi stretta Cava e la Cavese nel cuore. Un concetto che ha chiarito sin dai suoi primi giorni di allenamento con Mangiapane e soci, ma che ha, poi, ribadito anche a fine partita, mostrando sotto la casacca aquilotta una t-shirt bianca con la scritta “Cava nel cuore”. Tutti ricorderanno la sua unica partita vissuta da calciatore quasi professionista. Annata 2002/2003, serie D girone I. Un campionato da record in tutti i sensi. Una cavalcata fantastica, dopo l’arrivo di Mario Somma in panchina, culminata nell’apoteosi dell’ultima giornata di campionato contro il Vittoria al “Simonetta Lamberti”.

Domenica 11 maggio 2003, in uno stadio stracolmo di gioia, il neo attaccante biancoblù ha vissuto la sua favola: una storia a lieto fine, tra gli abbracci dei compagni di squadra e dei tifosi (soprattutto tifose) accorsi al “Lamberti” per celebrare gli eroi di quella fantastica stagione. In quella mezz’ora o poco più di prestazione, il bomber di Rozzano stava per consumare una seconda impresa: entrare nel tabellino dei marcatori. Sulla destra, Giorgio Minieri aveva acceso la sua classe cristallina e servito un assist impossibile da sbagliare. Sappiamo tutti come è finita. Pallone tra le mani del portiere e urlo di gioia strozzato in gola. Poco male, Biagio aveva realizzato il suo sogno. E a fine partita, dopo aver regalato la maglia da gioco, abbracciava tutti. Mostrando fiero la sua speciale t-shirt bianca.

Dino Medolla

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