#restiamovicini – Racconti dal Nord: Sampdoria – Genoa, 8 aprile 2018

Oggi vivo in Olanda, ma due anni fa, all’epoca dei fatti che intendo raccontare, studiavo a Bologna. La passione per il calcio ha da sempre caratterizzato le mie giornate. Purtroppo, vivendo lontano da Cava, negli ultimi anni poche volte riesco a seguire la squadra metelliana allo stadio. Ma la fame di football è sempre alta e, quando potevo, a Bologna frequentavo il Dall’Ara per ammirare dal vivo qualche partita.

Un giorno, tra una lezione e l’altra, un amico di Varese mi propose con decisione di andare a Genova per assistere al Derby della Lanterna: non esitai ad accettare l’invito. Presi i biglietti e, prenotato il viaggio su Bla bla Car, ci recammo così nel capoluogo ligure. Eravamo un cavese, un varesino ed un lucano.

Girammo per Genova, volevamo goderci i vicoli e l’atmosfera pre-derby. Bevemmo qualche birra e poi ci sedemmo in una nota trattoria del centro per provare il tipico e originale pesto alla genovese. Insomma, quella sera non ci siamo fatti mancare proprio nulla.

Ne ho visti tanti di stadi ma, una volta arrivati al Ferraris, non vi nascondo che provai una forte emozione: assistere finalmente al derby di Genova, in uno stadio in “stile inglese”, non è cosa da poco. Avevo l’adrenalina a mille! Data la mia simpatia verso la tifoseria doriana comprai i biglietti a ridosso della curva per godermi lo spettacolo che sugli spalti fu decisamente migliore di quello visto in campo.

La partita ci regalò infatti poche emozioni. Ad un tratto mi sentii toccare la gamba, mi girai e vidi la bella immagine di un signore con un bambino sulle spalle con la sciarpa della Samp: “Pardonne-moi”. Non è successo niente, gli dissi, poi curioso gli domandai se fosse francese. Lui mi rispose con forte accento d’oltralpe: “Si, siamo di Marsiglia. Quando possiamo seguiamo la Samp qui a Genova”. Poi mi chiese se fossimo anche noi tifosi della Doria. Gli risposi che eravamo di passaggio a Genova e che tifavo per la squadra della mia città, la Cavese, ma essendo fuorisede ed amando il tifo, non era la prima volta che mi recavo in un altro stadio per curiosità in Italia o all’estero. Il francese mi fissò e con un sorriso incredulo mi disse: “’C’est impossible! Sai perché parlo italiano?” – No – “Mia nonna era di Cava De’ Tirreni…”.

In una surreale incredulità mi misi le mani in testa ed iniziai quindi a parlare con lui mentre il figlio sulle sue spalle si godeva la partita. Mi spiegò che nella sua adolescenza veniva saltuariamente nella nostra città e che lo zio, quando poteva, lo portava al Lamberti a vedere la Cavese. Mi spiegò poi che la sua passione per la Samp era “colpa” anche del grande Fausto Salsano che da cavese appunto ha scritto pagine di storia del club blucerchiato. Dopo un ulteriore scambio di parole ed un sincero “Forza Cavese”, continuammo a seguire la partita. Inutile dirvi che ho trascorso il resto dell’incontro, nonché la via del ritorno, pensando e ripensando a quale potesse essere la probabilità che in un qualsiasi Sampdoria-Genoa, tra 36.000 persone, potessi incontrare un marsigliese, con la nonna di Cava De’ Tirreni, che mi dice Forza Cavese.

Alessandro Sorrentino, Rotterdam

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